Di polvere e di anelli

Ho costruito una stanza, molto… molto tempo fa. Una sorta di magazzino dove poter nascondere tutte quelle cianfrusaglie che non volevo, quelle che non potevo e quelle che non riuscivo a buttare via. Ce l’ho in mezzo al petto. Non nel cuore, che si è spostato più a sinistra per far posto alle mie cose, un po’ più in alto, ma proprio nel mezzo. Non ci vado, se non per aggiungere qualcosa, e non ne tiro fuori niente, mai. Non c’è molta luce, perchè quelle cose sono lì per essere dimenticate. Non vorrei inciampare in una sensazione antica, mentre sono lì dentro per aggiungerne una nuova. C’è nascosto qualche desiderio, un pianoforte usato poco, scordato e dimenticato, una madia di paure, un segreto indicibile, un paio di fotografie e abiti ormai lisi, indossati in occasioni appartenute a un’altra vita. E tutto è così talmente impolverato che i colori sono scomparsi. A starci nella penombra, sembra un disegno a matita. Non ci vado, se non per aggiungere qualcosa, e non ne tiro fuori niente, mai. Ma oggi il cielo è diventato livido e, in breve tempo, è iniziato il temporale. Acqua e aria si sono separate. La pioggia è venuta giù dritta, pesante, perpendicolare alla terra, allagando il giardino fin nei suoi anfratti. Le grosse pietre che circondano l’aiuola giapponese, mi sono parse sospese. Il piazzale all’ingresso si è trasformato in una lastra bianca di microsfere di ghiaccio. In questo mese di Luglio, il paesaggio è quello di Novembre. Come in uno stereogramma, all’orizzonte l’immagine è cambiata. Dietro la rigidità dell’acqua, il vento è soffiato ovunque, ma senza vigore. Le fronde degli alberi si sono messe a fluttuare come alghe in fondo al mare, morbide, senza coscienza, senza regole, come i dervish che girano in trance, spinti da forze invisibili e ogni pianta, arbusto o foglia, si è mossa sinuosa in una danza perfetta. In questa dimensione surreale, tra un temporale estivo e una ballata araba, mi sono accorta di avere qualcosa da aggiungere al mio ciarpame. Te. Non perchè non voglia amarti, non perchè abbia smesso di farlo, non perchè non t’amerò per il resto dei miei giorni, e quelli dopo ancora. Perchè ti amo di un amore incondizionato e la mia intera esistenza ruota intorno a questo amore, e la mia vita non prende forma. Mai. Così sono scesa nella stanza, per abbandonarti lì, ma non a terra come un ricordo qualsiasi, sul pianoforte, che t’ho insegnato ad apprezzare. Ho avuto quasi paura a entrare. Ho esitato sulla porta. Ho fatto un passo indietro e poi uno in avanti. Ho afferrato la maniglia e poi l’ho lasciata. Due passi indietro, tre, e poi sono restata ferma a fissare la porta chiusa, per qualche minuto.

Stavo per andarmene, poi un odore stantìo di ricordi e muffa mi ha raggiunta, lasciandomi un senso di nausea che ho subito ingoiato, ma a fatica, come fosse di fango. Ho fatto un balzo in avanti, e ho aperto. E’ entrata un po’ di luce, con me, e ho soffiato la polvere che, aprendo la porta, si è sollevata finendomi nella gola. Ho tossito e qualcosa si è mosso. Forse il più giovane tra i ricordi, qualcosa che ancora non ho dimenticato del tutto. Mi sono affrettata a trovarti spazio tra i tasti bianchi e neri e sono tornata alla porta senza voltarmi. Mentre richiudevo, qualcosa mi ha fermata. Uno strattone mi ha riportata indietro di un passo. Il tuo anello, che è troppo grande per me, si è incastrato alla maniglia. E’ stato come essere afferrata dalle tue mani. E’ stato come udire la tua voce. Non ho pensato, non ho guardato, non ho parlato…

E sei ancora qui fuori, con me.

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Corri

Il passato non e’ finito. E’ un luogo atemporale, una persona eterna, un amore mai spento, un’emozione sempre viva, un predatore feroce, una membrana sottile. Nascondersi nel presente non e’ che vano tentativo. L’odore del sangue chiama l’appello. Corri…Corri. E’ un lampo il ricordo, un melograno in inverno, un cane randagio, un temporale estivo. Mi raggiungera’, sempre.

Vento di Scirocco

SDRAIATA

– ” E se la paura non fosse stata tua, Valeria, di scavarci le carni per scoprire il colore dell’anima, saresti ancora mia? ”

– ” Sono tua, nell’unico modo in cui so esserlo. Eterna, vivo di spalle in un disegno che tu hai creato. Guardami, in un giorno senza sole. Accosta le tue labbra sulla curva dei miei fianchi. Nell’oscurita’, come sempre siamo stati. Noi due, soli “.

– ” E se ti avessi trattenuta, Valeria, nella nostra stanza nascosta, tra le statue di cera e il profumo del gelsomino… avresti guardato l’orologio di madreperla con la voglia di sempre di restare e fuggire al contempo? “.

– ” Eterna, vivo di spalle in un disegno che tu hai creato. Mai sono fuggita. Rimarro’ imprigionata, tra il nero di seppia e la tela. Toccami, al chiarore di Sirio. Solca la piega delle mie scapole e desiderami, come allora “.

– ” E se ti avessi detto, Valeria, che il tuo respiro come un vento di Scirocco, muoveva i pensieri nelle calde maree delle mie sensazioni, infrangendo il desiderio di te sulle scogliere della mia mente… Avresti soffiato ancora, mentre sognavo sul tuo giovane seno, tra i miei capelli d’argento? “.

– ” Eterna, vivo di spalle in un disegno che tu hai creato. Di spalle, perche’ tu possa ricordare i miei occhi, come li vuoi. Di spalle, perche’ le mie labbra siano serrate per sempre, e le mie parole… siano in realta’ le tue. Di spalle, perche’ tu possa non vedere le mie lacrime e ricordare che tu fosti… il disertore del nostro gravoso sentire. Ora guardami, nella curva del collo, nella pece dei capelli, nella gambe non finite. Cercami e pensami tua, per sempre. Sono il ricordo e il rimpianto che vuoi. Eterna. Sono il disegno che tu hai creato “.

 

Riflesso d’oppio

riflesso d'oppio

Passa uno zingaro, dietro le pupille dilatate. E’ un ricordo confuso, un pensiero senza madre, ne’ morte. Passa, scappa, poi torna a guardare  il vuoto dall’angolo dell’occhio. Cos’era? Non ricorda, Angelina.  Nella stanza, ormai senza barriere ne’ solide pareti, danzano gli angoli di gomma in un perpetuo ondeggiare. Gode da sola di questo miele che inebria i sensi e la lascia morire ogni notte, per rinascere al mattino in attesa di una nuova luna. Non c’e’ dolore nel corpo. Il cuore tace in un battito impercettibile, e l’anima cerca se stessa in un cumulo di oggetti sul pavimento. Cioccolata, carta di caramelle, libri, creme per  il  corpo, una borsa, un bracciale. E intanto annega in un mare senza frontiere di lenzuola e cuscini. Ride Angelina, difronte a se stessa, riflessa nello specchio lungo. L’immagine doppia si tuffa in una dimensione che estende la coscienza ai limiti del pensiero. Cadono le barriere del tempo e, in questo non luogo, senza passato ne’ futuro, il presente e’ finalmente vivibile. Sola, Angelina, si distacca dalla realta’  entrando in quella gioia contemplativa priva di ansia, e difficolta’ e insicurezza, da cui e’ bandita durante il giorno.Come un’ oasi, Angelina avverte il calore del deserto che la circonda. Il corpo diventa caldo e l’oppio corre sotto la pelle, tra le ciocche dei capelli, nei battiti lenti delle lunghe ciglia, dietro gli occhi da orientale. Cola il sudore lungo il collo, e poi un brivido percorre la schiena. Riflessi nello specchio, dietro il viso doppio, mille volti che non sono il suo. La mano scorre lungo lo specchio, e un dito stride sulla lastra mentre disegna il contorno di un viso che ha amato.” In questo meraviglioso inferno, la mia vita non e’ mai stata tanto bella “.

( Sabrina S. )