Poker di mezzanotte

Puo’ vivere e morire di mese in mese, nel continuo mutare delle stagioni.

E andare contro corrente rispetto alla naturale predisposizione umana di rinascere a primavera e morire, un po’ ogni volta, col sopraggiungere dell’autunno.

Un inverno tumultuoso domina l’anima, i  pensieri, i desideri. le passioni e gli amori.

Melina governa la sua vita, come il capitano la sua nave, cui la tempesta ha strappato vele e spezzato  il timone. Nella totale consapevolezza di non saper gestire i tumulti della propria  anima, si arrende alla vita lasciandola alla deriva.

E’ notte. Brilla in cielo un sorriso di luna di fine aprile, avvolta dall’aria tiepida di una stagione senza entusiasmo. Melina e’ sveglia dietro gli occhi sbarrati, e rimane immobile

per lunghi momenti, a domandarsi domande. A rispondersi idiozie.

– Di che colore e’ la pelle vista dall’interno? Arancione. Si. Siamo giganti carote travestite e veniamo dal pianeta Beta –

Gli angoli della bocca si alzano leggermente a formare una smorfia.

– Che stronzata-  pensa.

Intanto gira il cuscino per cercare un angolo fresco dove appoggiare il viso.

– Cristo di dio che caldo. E non siamo nemmeno a maggio. Inizia il viaggio verso

il limbo. Il trapasso effimero. Il lento arrancare. Nuda tra la folla –

“ La morte dell’io ”. Cosi’ definisce i mesi estivi. Una totale mancanza di coperture e difese della propria anima. L’arrivo della primavera. La fine di Melina. Ogni anno, da sempre. Dal ricordo piu’ lontano di se’. Da quando, in pieno inverno, ancora bambina, trovava consolazione alle percosse “ nella galleria ”.

Correva a nascondersi al buio, ai piedi del letto, sotto le coperte, il cui peso rendeva palpabile l’idea di un luogo sicuro.

La pelle bruciava, la’ dove era stata colpita. Ma le grida rimanevano fuori. Attutite dal peso delle coperte. Ovattata, la paura rimaneva fuori e Melina, tra singhiozzi e dolore, finiva con l’addormentarsi.

La mancanza di coperte pesanti, acuiva la sensazione di essere fuori dalla tana. Scoperta, braccata. Nella caccia alla volpe, Melina era indubbiamente la volpe. E anche ora che era adulta, l’immagine  di se’ nei mesi estivi, era quella di una bistecca nella gabbia dei leoni.

Come e’ ingombrante la notte, grassa di ricordi e odori vetusti. Son tutti li’, davanti gli occhi. Allungando una mano nella penombra, Melina potrebbe toccarli. E lo fa. Aspetta il buio per ricordare i dettagli della sua vita. Una partita a carte con la notte, il cui premio e’ il resoconto di trent’anni.

L’oscurita’ e’ un croupier disonesto e gioca la sua mano con ricordi color seppia. Lontani millenni e poi vicinissimi, come se il tempo non fosse trascorso.

Tris di donne. Nella vita, nella malattia, nel bene e nel male…finche’ morte non le separi. Sorelle. Tra amore e odio.

Un colpo basso.

Melina spalanca gli occhi. Lo sguardo attraversa le ombre e trova il soffitto. Il cuore e’ veloce, il palpito e’ visibile sul collo. Come una pubblicita’ improvvisa che si trascina l’ansia di un film horror. Il tempo di respirare, poi Melina pensa.

Che carte ha, della sua vita presente, per vincere la notte?

Chiude gli occhi e torna al tavolo da gioco.

Doppia coppia agli assi. Bambini. Preziosi come gioielli. La continuazione dei propri geni. Dimostrazione di utilita’, di capacita’, di amore senza condizioni.

Una buona mano. Ma la notte e’ un giocatore astuto, selettivo, severo, e rilancia con un full di ricordi pazzi. Alex, Paola, Marco, Guido, Antonio. Una corsa lungo il corridoio del manicomio. Alex mangia la sua mano. Paola gioca a carte con se stessa. Non e’sola, nel suo corpo. Marco non vuole muoversi. Guido non capisce. Antonio la ama, come ama tutti. Poi vuole ucciderla, come ucciderebbe tutti.

Dinuovo. gli occhi cercano il soffitto.

Tornare li’ dentro e’ rischioso. Vuol dire chiedersi. Porsi domande alle quali nessuno puo’ piu’ rispondere. Dove sono?  Vivono ancora in quel posto? Vivono ancora?

Melina non ha carte. Da molto tempo non ne ha. Non puo’ vincere contro un passato vissuto tanto intensamente. Nessun nuovo ricordo, formera’ la combinazione vincente di carte. Una scala reale di cuori, per batterli tutti.

Melina pensa ai ricordi come al lievito della vita, e si guarda come a un pane azimo. O come a un souffle’, che s’e’ gonfiato nel forno per trentaquattro anni, e d’improvviso s’e’ accasciato su se stesso.

Torna in “ galleria ”Melina. Ogni tanto, nonostante il caldo.

Non ha nessuno da cui doversi proteggere, ormai.

Ma una vecchia signora l’aspetta nel buio.

Una partita a poker, inizia ogni notte.

 

( Sabrina S. )

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