Pensierino della sera

Mi accingo… non vuol dire che pratico il bondage.  La telecinesi…non e’ un canale satellitare asiatico. Il congiuntivo… non e’ un’infezione agli occhi  e l’italiano…non e’ una cazzo di opinione!!!

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Riflesso d’oppio

riflesso d'oppio

Passa uno zingaro, dietro le pupille dilatate. E’ un ricordo confuso, un pensiero senza madre, ne’ morte. Passa, scappa, poi torna a guardare  il vuoto dall’angolo dell’occhio. Cos’era? Non ricorda, Angelina.  Nella stanza, ormai senza barriere ne’ solide pareti, danzano gli angoli di gomma in un perpetuo ondeggiare. Gode da sola di questo miele che inebria i sensi e la lascia morire ogni notte, per rinascere al mattino in attesa di una nuova luna. Non c’e’ dolore nel corpo. Il cuore tace in un battito impercettibile, e l’anima cerca se stessa in un cumulo di oggetti sul pavimento. Cioccolata, carta di caramelle, libri, creme per  il  corpo, una borsa, un bracciale. E intanto annega in un mare senza frontiere di lenzuola e cuscini. Ride Angelina, difronte a se stessa, riflessa nello specchio lungo. L’immagine doppia si tuffa in una dimensione che estende la coscienza ai limiti del pensiero. Cadono le barriere del tempo e, in questo non luogo, senza passato ne’ futuro, il presente e’ finalmente vivibile. Sola, Angelina, si distacca dalla realta’  entrando in quella gioia contemplativa priva di ansia, e difficolta’ e insicurezza, da cui e’ bandita durante il giorno.Come un’ oasi, Angelina avverte il calore del deserto che la circonda. Il corpo diventa caldo e l’oppio corre sotto la pelle, tra le ciocche dei capelli, nei battiti lenti delle lunghe ciglia, dietro gli occhi da orientale. Cola il sudore lungo il collo, e poi un brivido percorre la schiena. Riflessi nello specchio, dietro il viso doppio, mille volti che non sono il suo. La mano scorre lungo lo specchio, e un dito stride sulla lastra mentre disegna il contorno di un viso che ha amato.” In questo meraviglioso inferno, la mia vita non e’ mai stata tanto bella “.

( Sabrina S. )

Di fari e segreti

Selina guarda il mare.

Oggi e’ mosso e la marea sta salendo in fretta. Il cielo abbraccia la spiaggia e la scogliera con i colori di un livido. Un mantello minaccioso di ombre si sta posando su tutta la costa.

Lo sa che presto cadra’ la pioggia. E’ stato cosi’ ogni giorno, per tutta l’estate. Come se il cielo avesse raccolto le lacrime del mondo intero, e avesse aspettato quell’estate, per riversarle sulla Bretagna.

” Che cosa vieni a fare qui ogni giorno, da sola ? “.

Il Signor Benodet e’ un uomo stravagante. Solitario. Da quando la moglie e’ morta, dieci anni fa, nessuno l’ha piu’ sentito parlare con gentilezza, o visto sorridere una volta. In paese raccontano che la moglie fosse sonnambula, e che una notte, in pieno sonno, sali’ sulla barca a remi di lui e parti’ per il mare senza fare piu’ ritorno.Da allora, vive nella vecchia casa bianca sulla spiaggia. Tutte le case sono bianche, in zona, ma solo la sua ha il tetto verde. Le altre, compresa quella di Selina, ce l’hanno blu.

Dicono che una volta, quando la comunita’ gli ha chiesto di dipingere il tetto di blu, per uniformarlo agli altri, lui li ha minacciati di andare di notte a dipingere i loro tetti dei colori piu’ assurdi.Lo avrebbe fatto di sicuro, penso’ Selina sorridendo. Non sarebbe stato cosi’ brutto, svegliarsi una mattina e trovare Quimper tutta colorata. Giallo, rosso, arancio e rosa…tutti in guerra contro il cielo plumbeo della Normandia.

” Aspetto “. La voce di Selina e’ un filo nell’aria e scompare dietro l’infrangersi delle onde. Non si fida di nessuno, e non vuole dar modo agli altri di continuare una conversazione. Non e’ raro che non risponda alle domande e che si allontani in fretta e silenziosa, al formarsi di gruppi di persone nei paraggi. C’e’ qualcosa di malsano a non voler mai stare da soli. Questo pensa.

“Anche io aspetto”. Seguita il signor Benodet senza domandare altro.

Selina lo guarda con circospezione mentre lui si piega a raccogliere qualcosa sulla sabbia. Ci soffia sopra e poi lo strofina con la manica della giacca, lo guarda piu’ da vicino e poi lo infila in una piccola sacca di tela, insieme ad altre cose.

Gli occhi di lei si fanno piccoli binocoli per cercare di vedere meglio l’oggetto. Lui si gira e la guarda con la stessa curiosita’ con cui lei guarda lui. Poi le volta le spalle e si incammina a piedi nudi lungo la battigia.

Rimane qualche secondo a guardarlo allontanarsi. E’ schiva, Selina, ma curiosa come una scimmia. Che cosa ha messo in quel sacco? che cosa cerca, sempre con la testa china sulla sabbia? Che cosa aspetta?

La pioggia inizia a cadere. Gocce fittissime di acqua tiepida. Selina alza la testa e apre la bocca. Adora la pioggia. La fanno ridere tutte quelle persone che scappano a ripararsi sotto ombrelli e tettoie, o che corrono in casa come se il cielo stesse per crollare sulle loro teste, trascinandosi dietro l’universo. ” Come e’ ridicolo l’uomo, quando fugge “. Pensa ad occhi chiusi, ancora con la bocca aperta verso il cielo.

Poi il pensiero torna a un uomo in particolare. Un uomo che non fugge, ma che passeggia sulla spiaggia cercando qualcosa. Lo vede, il signor Benodet, non troppo lontano da lei. E’ chino sulla sabbia. I  gesti sono gli stessi. Raccoglie qualcosa, lo strofina, lo guarda qualche secondo e poi …lo getta. Non lo ha messo nel sacco di tela. E’ un attimo. Selina slaccia le scarpe e corre verso il punto dove l’oggetto e’ caduto. Lui si sta allontanando di nuovo. Forse potra’ prendere lei, quello che lui ha rifiutato. Ma che cosa ha rifiutato?

Arrivata sul posto, non vede che sabbia, comuni conchiglie e qualche vetro rotto. Chele di granchi e carapaci vuoti. Un cimitero per crostacei.

” Non c’e’ niente di interessante li’ “. La voce del signor Benodet sovrasta le onde.

Lei alza la testa e lo guarda. Come ad un tacito invito a seguirlo, Selina accenna un assenzo con la testa.

Il vecchio e la bambina si incamminano sul bagnasciuga, sotto la pioggia. A guardarli da lontano, lui avanti e lei pochi metri in dietro, sembrano due scogli nella tempesta.

” Aspetto che scenda la marea per arrivare al faro “.  Selina attacca a parlare. Preferisce parlare di sua sponte, che rispondere a una domanda specifica. Cosi’ puo’ decidere lei la natura della conversazione.

” Sei arrivata troppo presto. La marea deve ancora salire. Ci vorra’ qualche ora perche’ tu possa arrivare al faro. Torna domani. Nel pomeriggio gli scogli che portano alla torre saranno piu’ asciutti, cosi’ non rischierai di cadere in acqua “.

Sembra un orco a guardarlo. La barba un po’ lunga, bianca e i capelli grigi che cadono sul collo blu della giacca.Un uomo decisamente trascurato, con uno sguardo severo, ma con un tono rassicurante.

Chissa’ perche’, Selina si fida. Lui non chiede. Lei racconta.

” Vengo qui ogni giorno per portare una cosa al faro. Tutti qui dicono che si puo’ raccontargli un segreto, e che si puo’ esprimere un desiderio, che il faro e’ magico e che a qualcuno glielo ha esaudito “.

Chissa’ perche’, lui si fida. Lei non chiede, Lui racconta.

” Vengo qui ogni giorno per assicurarmi che mia moglie non sia morta. Il mare restituisce sempre cio’ che ha preso. Se non la trovo sulla spiaggia, vuol dire che e’ ancora viva…da qualche parte. L’ aspetto. Nel frattempo, raccolgo gusci vuoti di paguri. Li collezionava lei. Voglio che ne trovi a centinaia, quando tornera’ a casa “.

” Signor Benodet, mi aiutera’ ad arrivare al faro, domani ? Ho una scatola, con un desiderio chiuso all’interno. Non so nuotare. Ho paura di cadere in acqua. Potrei perdere la mia scatola “.

” Ti costera’ almeno dieci paguri. Non uno di meno”.

Il sorriso di Selina attraversa la pioggia..per incontrare quello di lui.

Insieme si allontanano, vestiti di sogni. Con la speranza in un sacco di tela e un desiderio in una scatola.

( Sabrina S. )

Quimper

La mia vita è un vecchio stanco. Arranca lungo la via sulle ginocchia incerte. Curvo, sotto l’insostituibile peso dei ricordi. La mia anima è un vecchio stanco.Con le mani callose, nella fatica del suo essere, raccoglie ancora fiori, là dove ve ne siano. La mia mente e’ un vecchio stanco. Arrendevole al pensiero che niente sarà più. Tutto è compiuto. Ogni cima è stata raggiunta. Eppure il mio cuore è quello di un bambino. Corre e s’affanna. Ride a una magia e piange a una bugia. Cade e si rialza. Tutto passa, non fa niente, non importa… e riparte.

Ogni parte di me ha una propria memoria. Tutto è separato da tutto. Tutto atto a formare un corpo di donna ancora giovane. Un essere stravagante, che mangia pane e caramelle, ride sguaiatamente a un funerale e sta in disparte ad una festa. Dà coraggio a tutti quanti ma poi si dispera nel buio. Piange di nascosto, ma sfida la morte a farsi avanti. Non ha paura ma trema la notte, sotto le coperte, all’idea di esser sola.

Questa sono. Un casino. Una stanza in disordine. La tavolozza di un pittore incapace. Un romanzo senza la fine. Una frase senza virgole. Un evento senza tempo.

Ma c’e’ stato un momento, in questa mia bellissima vita, in cui corpo, anima, cuore e mente si sono uniti alla ricerca di me.

C’e’ un luogo magico, in questo mondo, per ognuno di noi. Il mio si trova in Bretagna. La ricerca di me finisce a Quimper. Al centro di un tunnel fatto solo di alberi. Un bosco atipico. Un inizio, una fine, una strada breve al centro.

Come se il mondo fosse tutto lì. Fatto solo di me. Senza prima nè dopo. Un luogo atemporale che resetta la memoria. Sensa padre, senza madre. Nessuno in tutto l’universo. Solo io e la percezione di me. Cammino sotto la mia pelle e incontro desideri e sogni che non so di avere… e le mie paure scompaiono. Con la spada sguainata percorro il mio tempo. Un guerriero a cavallo. Questo so di essere stata. Questo…non sono piu’.

Quel che rimane e’ il cuore di un bambino che batte in un vecchio stanco, in un ricordo a cavallo… e niente più.tunnel

 

Il volo

E’ il volo di Tosca il pensiero mio.

In caduta libera attraverso il tempo

feline immagini danzano al cantar di voci stonate negli echi lontani.

La realta’ viva si traveste a pietre

e si macchia del sangue mio

al finir della corsa.

Con le vesti lacere,

nel corpo di Prometeo,

rinasco ogni notte

a ricominciar un volo senz’ali.