Sogno

Poi il mare si raccolse in un unico punto al centro del mondo e si eresse su di esso dominandolo dall’alto. Navi antiche e scheletri di bastimenti tornarono per chiamar le nuove. Improvvisamente la notte.E il mare copri’ se stesso e la terra arida, E porto’ via con se’ tutto quanto era rimasto di buono negli uomini. Dei bambini non rimasero che indumenti e balocchi a galleggiare.Dietro le nuvole il sole compariva come ogni giorno. Il mondo era nuovo, e tutto aveva inizio….una seconda volta.

( Sabrina S. )

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La mia nave

Che accade all’anima di chi resta, quando un’altra se ne va?

Dolore, mancanza,rimpianto…” Se avessi fatto o detto, ma non ho fatto e non ho detto ”.

Il primo anno è devastante. Poi il dolore indossa un abito firmato rassegnazione, e l’anima si presenta a un ballo in maschera. E’ la metabolizzazione del lutto.L’assenza si circonda di ricordi e odori. Occasioni vissute e mancate. Echi di voci durante una festa. Confessioni private, pettegolezzi e risate. Segreti e cotillon. Finchè la vita..riprende il sopravvento, e continua.

Ma c’è un gruppo di persone, una setta, la cui anima è piegata sotto il peso dell’assenza. Il dolore ha disegnato strade sotto la pelle, e formato una mappa per raggiungere, in ogni momento, cuore e mente.

Hanno occhi profondi,segnati da un tempo indefinito.Un anno,sei anni, tre giorni…Dal momento in cui l’altro se n’è  ” andato ”, lo hanno portato sugli occhi come una ferita che non si chiude. A tratti sanguina all’esterno. Quotidianamente all’interno.

Deve esserci un mondo, parallelo al nostro, dove abitano le anime che la setta non lascia andare.

Non importa che non abbiano pace,  che si disperino per il dolore di chi è rimasto a rimpiangerli.  C’è un’ancora salda che trattiene la nave della setta in quel mare di anime. Pur volendolo, non si può salpare.

La mia nave è ferma in un porto chiamato Sabrina. La notte si culla in un mare calmo di parole silenziose. Lo sguardo attraversa l’orizzonte e siamo dinuovo insieme.Per sempre. La mia nave è ferma in un porto chiamato Sabrina.

( Sabrina S. )

La cruna dell’ego

Alle tre del mattino, Lina, accende una sigaretta. Da diciannove anni, senza fare eccezioni. Ogni notte. Una liturgia che stabilisce il punto d’incontro tra la fine di un giorno qualunque e l’inizio di una notte che, nel migliore dei casi, trascorrera’ lenta e senza sogni.  Nella penombra, Lina si sdraia. Un uomo ha appena chiuso la porta. ” Fammi restare” , aveva chiesto.   Una boccata, e il punto rosso torna a far breccia nella stanza scura.  Una macchia di sangue fresco, su una foto in bianco e nero.   ” Fammi restare. Stanotte solamente “.   Lina dorme sola.    ” Non so neanche il suo nome “, pensa, mentre fissa una crepa sul soffitto. Lina non fa’ domande, non le interessano i nomi degli altri. Non vuole sapere. Domande e risposte preconizzano un rapporto, quantomeno, confidenziale.  ” Che palle questa mania delle domande ”.  A meta’ sigaretta, la mano si muove nel buio. Una goccia di lava fende l’oscurita’ tracciando scie luminose. Lina usa la sigaretta come una matita, e scrive nell’aria. Poi chiude un occhio, come se l’altro, da solo, funzionasse meglio, e torna a guardare la crepa. Segue, con la sigaretta, la strada che ha tracciato nel muro e immagina di aprirla. Fottuta crepa. E’ cosi’ da anni. Non si muove. E’ partita da zero, pochi centimetri, poi piu’ niente. Ci infilerebbe una mano, se potesse. ” Apriti, maledetta, e crollami sulla testa mentre mi assento dal mondo. Portati dietro il tetto e poi le stelle e poi lo spazio intero. Schiacciami su questo letto, perche’ di questo vivo ogni giorno, di questo muoio ogni notte “. Un’altra boccata, poi scoppia a ridere. ” Che stronzata ” esclama ad alta voce. Poi guarda la crepa e accenna un ghigno ” Siamo sole, amica mia, e stiamo benissimo “.   Una ambulanza  passa sulla strada e si ferma proprio sotto casa. La sirena smette di proclamare il suo ruolo e le luci rosse filtrano dalle persiane. Lina non si scompone. ” Prima o poi tutti ci ammaliamo di morte ” pensa.  Poi un’altra sirena. Anche questa smette di suonare appena raggiunta l’altra. Le luci sono blu. E’ la polizia. Un barlume di curiosita’ compare negli occhi di Lina, che guarda la crepa e le ammicca, come se quella potesse risponderle. ” Ogni notte ce n’e’ una “. Sta quasi per alzarsi dal letto. La sigaretta e’ finita. Ma qualcosa la trattiene ancora con lo sguardo fisso sul soffitto. Sono le luci. IL rosso e il blu delle sirene si riflettono sul muro in un carillon di colori e ombre. In quel caos cromatico, Lina torna col pensiero a un Natale di mille anni fa. Agli addobbi di un albero imponente, al frusciare di gonne e lunghi cappotti durante il ballo in piazza, alle corse dei bambini sulla neve, agli odori della festa, e alle luci che vestivano i palazzi. Natale. Non ce n’era piu’ stato uno da che l’altra lei era morta. L’altra Lina. Stesse scarpe, stesse trecce, stesso volto, stesso tutto. Per anni. Poi il ghiaccio. Una gemella non fa niente senza l’altra. Lina viaggia con la mente. Tra le luci colorate, la crepa si apre. Il muro si trasforma. E’ un lago ghiacciato. Il ricordo delle risa e’ vivido. I pattini tagliano il gelo in silenzio. ” Tienimi la mano ” grida insicura Emma, l’altra lei. Ha sempre paura, Emma, di parlare, di pensare, di perdersi. Ma Lina corre avanti. Vuole fare da sola, stare da sola. Non la vuole una vita da dividere in due. Ha gia’ la sua faccia, l’altra. La sua voce, i suoi capelli, i vestiti. E’ come vivere con uno specchio. Ma Lina e’ diversa. E’ coraggiosa, indipendente. Non ha mai paura e pensa sempre che non sia possibile godere della vita, se non si gode della propria unicita’. Poi il ghiaccio vibra sotto i pattini. Lina si volta di scatto a guardare Emma. Una crepa si e’ aperta nel ghiaccio, per esaudire il suo desiderio di unicita’, ed ha inghiottito il suo doppio. Fine del ricordo. Non c’e’ piu’  altro da ricordare, ne’ piu’ un desiderio da esprimere. Solo vuoto. Solo silenzio. Fa la prostituta,Lina. Non chiede un nome, non fa domande, perche’ nessuno glielo chieda, perche’ nessuno gliene faccia. Vive la vita nella propria unicita’. Ogni notte accende una sigaretta, e guarda una crepa chiusa sul soffitto, dal fondo di un lago.

( Sabrina S. )

Batteria a vapore

Maledette sigarette elettroniche. Funzionano davvero.

Adesso fumo a letto. Non lo facevo da quando … Non l’ho mai fatto. Non m’e’ mai piaciuto che le lenzuola puzzassero di fumo. Si lo so che, tanto, i vestiti ne erano impregnati. Bastava semplicemente metterli sul terrazzo tutta la notte. All’aria aperta l’odore svaniva. La mattina dopo erano come nuovi. Mica ci potevo mettere tutto il letto sul terrazzo. Eh…

Si, pero’, maledette sigarette elettroniche. Per sentire qualcosa devi tirare forte. Ogni volta mi si sloga la mandibola, e comunque non sento un cazzo. Aspiro e tiro fuori vapore. Cristo, sembro una vecchia locomotiva.

Maledette sigarette elettroniche. Quanto funzionano. Le donne ne sono entusiaste,soprattutto per la varieta’ di gusti. Cioccolato, fragola, vaniglia, menta… Forse non sono una donna. Io ne voglio una gusto Merit. A meno che qualcuno non sia in grado di trovarmi un gelato gusto nicotina. Li’ potrei compensare con una sigaretta al cioccolato.

Maledette sigarette elettroniche. Stanno rivoluzionando il mondo.

E’ una catastrofe di dimensioni ciclopiche. La gente smette di fumare, le industrie del tabacco falliscono, le industrie farmaceutiche tornano a vendere robaccia omeopatica, milioni di persone senza lavoro. Che mondo di merda. Il fumo uccide te e chi ti sta vicino. La sigaretta elettronica salva te e manda in rovina l’economia mondiale.

Magari esagero. Sono una catastrofista, pero’, maledette sigarette elettroniche. Funzionano che e’ una meraviglia.

Io ho il modello sigaretta.Nel senso che sembra una sigaretta vera, ma pesa come una spazzola per via della batteria.

Mi piaceva, quando fumavo, scrivere con la sigaretta in bocca. Faceva molto Bukowski. Maledetta sigaretta elettronica, le labbra non ce la fanno a tenerla. Forse dovrei prendere l’altro modello. Sembra una penna, e piu’ leggera. Pero’, perdio, la sigaretta al cioccolato,il gelato alla nicotina e la penna da fumare. Di questo passo,anche i gas di scarico delle macchine avranno aromi culinari. ” Ho appena acquistato la nuova FIAT al brodo di pollo. la preferivo alla Mercedes gusto pizza, anche se la Ford al tofu era full optional “.

La verita’ e’ che siamo gente senza carattere. Non sappiamo dire BASTA. E siamo oltremodo coglioni. Seguiamo la moda. Oggi, se non hai la sigaretta elettronica, sei antiquato. Guai a te se te ne vai in giro con una sigaretta vera. Sei demode’. Fa’ tendenza entrare in un locale e tirare fuori il nuovo strumento di piacere polmonare. Io la moda non l’ho mai seguita. La sigaretta elettronica me la tengo nascosta, come fosse una pistola. La fumo se sono in compagnia di amici o a casa. Ma mi viene l’ansia da prestazione nei locali. La fumo? non la fumo? si capisce che e’ elettronica? Non si capisce? sono ridicola se ce l’ho e non la fumo o se la fumo con un sorriso compiaciuto?  Oddio…sto fumando una batteria. Ma che cazzo ho da essere compiaciuta?

Non fumo da tredici giorni. Maledetta sigaretta elettronica. Funziona. Pero’  ho due stecche di Merit in fondo all’armadio. Mica voglio essere io la causa del crollo dell’economia mondiale.

( Sabrina  S. )

Ricordi distanti

Il passato non e’ che una dimensione dell’anima.

Trattenuti, inchiodati ad esso,giriamo il mondo per sostituire i ricordi con nuovi possibili stralci di vita.

..Ma non siamo mai troppo distanti.

Li portiamo in tasca.

Un bottone sposato alla sua asola li custodira’.

Come predatori non ci lasceranno.

Non correro’ piu’.

Con le gambe consumate..e’ tempo di tornare.

( Sabrina S. )