Tra cielo e terra

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M’arrangio la vita come posso ma questo cielo grigio, un giorno, uccidera’ anche me. Arriva maldestro a schiacciarmi l’anima, con passi lenti e pesanti. E mi rende una terra incolta, dove non cresce che sterpaglia e ricordi che odorano di marcio. Non ti  trovo nella realta’, non ti trovo nei sogni. Ma in queste tasche invisibili della mia giacca, porto tutte le cose di noi che ci siamo raccontate. Mille anni di silenziose conversazioni. E poi sei andata. Ora sono una meta’. Una moneta che volteggia nell’aria e ricade sempre dalla stessa parte. La mia anima e’ l’ombra di nessuno. Il mio corpo una caraffa di acqua stagnante, con una crepa sul fondo. In questa assenza di colore, perdo la meta’ che hai lasciato. Perdo  me.

Il verso delle cose

E poi il vento cesso’ bruscamente. Le foglie rimasero ferme, come basite. Mille occhi verdi, accorti come a un tuono improvviso nel buio. La linfa degli alberi rallento’, e cosi’ il sangue di Nina. Immobile, col respiro sospeso a metà e l’orecchio teso verso la notte. Sotto le coperte, la temperatura aumento’ e il cuore comincio’ a battere al ritmo di riti africani. Senti’ chiaramente i pensieri frantumarsi come vetri sulle scogliere dei ricordi. Un pensiero, un ricordo, un vetro rotto. La notte dei cristalli.                                                     gemelle L’oscurità è priva di perspicacia. Tutto è confuso, tutto è deforme. Le ombre prendono vita e la memoria dell’essere delle cose perde il suo raziocinio. La manica del cappotto pende dalla sedia su cui e’ stato appoggiato. Il riflesso sul muro e’ un uomo chino su se stesso, con un  tubo in mano. Guardinga come un cane randagio, Nina inarca la schiena e piano viene su. Il suo stesso respiro e’ un rumore assordante e le gambe sembrano paralizzate.  C’e’ qualcosa nell’aria ferma. Non e’ sola, Nina, nella stanza che una volta era appartenuta a un altro corpo. E forse proprio quel corpo, ora, tornava a farvi visita. A controllare che tutto fosse come lei lo aveva lasciato. Ad assicurasi che nessuno avesse toccato le sue bambole, i suoi vestiti rosa, le sue fotografie, i suoi cuscini confetto.

Dopo la morte di Marta, Nina non aveva osato togliere nulla. Nessuno aveva azzardato, e ora, nella penombra, tutto era esattamente al suo posto, anche Marta. Nina la vide chiaramente.  Sdraiata con la testa rivolta verso la finestra chiusa. In un attimo le mani coprirono gli occhi. La testa continuava a dire no, muovendosi velocemente. Il respiro tornava caldo dalle mani premute con forza sul viso. E nella mente i cristalli finivano di frantumarsi.

” Non e’ lei, non e’ lei, non e’ lei… ” Eppure Nina pregava che lo fosse. Ne aveva paura, ma forse era un’occasione. Un’ultimo istante per dire qualcosa. Quell’unica cosa che Nina non aveva avuto il tempo di dire.

L’aria si fece piu’ densa. Fu come tentare di nuotare nella resina. E poi un peso gravoso sulle spalle, sulle braccia e le gambe. Per un attimo, senti’ il calore spostarsi altrove e il gelo  camminare sotto pelle.

Tra i cristalli rotti Nina cercava le parole e, non riuscendo a ricordare, ripercorse i momenti di tutta una vita vissuta in due…per poi restare una meta’. E di quella meta’, ancora un’altra meta’.

” Ecco, Marta… ” penso’ Nina con la mente ferma a un’immagine di mille anni prima, ” Sono stata l’altra meta’ di te, e ora… non so neanche essere la meta’ di me “.

Questo e’, perche’ cosi’ doveva essere. In cuor suo, Nina, aveva sempre saputo di essere la meta’ di qualcosa che non era gestibile. Una vita sacrificata a un’altra, niente di piu’.

” Marta, ti prego resta… o nessuno sapra’ mai che Nina esiste “. Ecco le parole che non aveva mai detto. La vita e la morte seguono un verso che non c’e’ dato di sapere.

Nina senti’ chiaramente aprirsi un varco di aria profumata di fiori, davanti a se’. Apri gli occhi e guardo’ il buio della cavita’ delle sue mani. Tento’ di dire qualcosa, quelle parole, prima che fosse tardi dinuovo.

All’ alba, tutto era tornato al suo posto. Anche Marta, e la resina e i fiori e l’aria gelida.

La vita di una segue il verso della morte dell’altra.

” Marta… ”

Nina riusci’ solo a bisbigliare il suo nome, ringhiottendo come sabbia tutte le parole.

E’ il verso delle cose.