Quimper

La mia vita è un vecchio stanco. Arranca lungo la via sulle ginocchia incerte. Curvo, sotto l’insostituibile peso dei ricordi. La mia anima è un vecchio stanco.Con le mani callose, nella fatica del suo essere, raccoglie ancora fiori, là dove ve ne siano. La mia mente e’ un vecchio stanco. Arrendevole al pensiero che niente sarà più. Tutto è compiuto. Ogni cima è stata raggiunta. Eppure il mio cuore è quello di un bambino. Corre e s’affanna. Ride a una magia e piange a una bugia. Cade e si rialza. Tutto passa, non fa niente, non importa… e riparte.

Ogni parte di me ha una propria memoria. Tutto è separato da tutto. Tutto atto a formare un corpo di donna ancora giovane. Un essere stravagante, che mangia pane e caramelle, ride sguaiatamente a un funerale e sta in disparte ad una festa. Dà coraggio a tutti quanti ma poi si dispera nel buio. Piange di nascosto, ma sfida la morte a farsi avanti. Non ha paura ma trema la notte, sotto le coperte, all’idea di esser sola.

Questa sono. Un casino. Una stanza in disordine. La tavolozza di un pittore incapace. Un romanzo senza la fine. Una frase senza virgole. Un evento senza tempo.

Ma c’e’ stato un momento, in questa mia bellissima vita, in cui corpo, anima, cuore e mente si sono uniti alla ricerca di me.

C’e’ un luogo magico, in questo mondo, per ognuno di noi. Il mio si trova in Bretagna. La ricerca di me finisce a Quimper. Al centro di un tunnel fatto solo di alberi. Un bosco atipico. Un inizio, una fine, una strada breve al centro.

Come se il mondo fosse tutto lì. Fatto solo di me. Senza prima nè dopo. Un luogo atemporale che resetta la memoria. Sensa padre, senza madre. Nessuno in tutto l’universo. Solo io e la percezione di me. Cammino sotto la mia pelle e incontro desideri e sogni che non so di avere… e le mie paure scompaiono. Con la spada sguainata percorro il mio tempo. Un guerriero a cavallo. Questo so di essere stata. Questo…non sono piu’.

Quel che rimane e’ il cuore di un bambino che batte in un vecchio stanco, in un ricordo a cavallo… e niente più.tunnel

 

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‘A destra nun sa niente d’a sinistra

” Me dai  ‘na carezza”? disse la mano destra.

“Dipennesse da me…” risponnette la sinistra

” Ma nun te lo ricordi, quanno nun c’avevamo tutte ‘ste grinze, quanto se strignevamo tutto er giorno? ”

” E tu nun te lo ricordi che nun era a me che te strignevi tanto??? …Tanto piacere…molto lieto… Stavi sempre appiccicato a  quarcun’artra ”

” …Vabbe’ ma io dicevo prima… quanno  nun c’avevamo li pensieri, quanno che tu nun c’avevi l’artrosi…”

” Ahhhhhh… quanno in mezzo alle dita c’avevamo er pongo, li colori, la colla, li sordatini, le carammelle? Mo me ricordo. Sì sì, me ricordo che manco all’epoca se strignevamo. Eri troppo ‘mpegnato a gioca’ “.

” Pero’ la doccia ‘nsieme…quella te la ricordi bene. Quanno che s’apriva er rubinetto e se passavamo la saponetta una co’ l’artro. Ammazza com’eri profumata ”

“A De’… te sei pieno de ricordi. Nella vita te sei ‘mparato a scrive, a dipinge li quadri, a strigne le viti e a’ avvita’ le lampadine. Ma io, che so’ solo  ‘na sinistra, nun ho fatto praticamente niente. Ogni tanto t’ho dato ‘na grattata, ogni tanto t’ho aiutato a’ allaccia’ le scarpe e, dimose la verità, nun se stavamo a fa’ la doccia ‘nsieme, ero io che te lavavo. Essi bravo. Semo stati ‘nsieme tutta ‘na vita, ma io de qua e te de la’. Li ricordi nun so’ li stessi. Pero’ senza de te… me sentirei come si nun c’avessi un dito”.

” NUN FAMO SCHERZI…” risponnette l’anulare ” CHE SENZA DE ME… MANCO L’ANELLO NUZIALE VE LEGHEREBBE”

(Sabrina S.)