Il cuore di Nina

Nina guarda il cielo e il cielo guarda lei. Oggi non si piacciono.

Piove una pioggia fitta, continua, sporca, sotto un cielo d’ottone. C’e’ odore di asfalto  e terra. Una tenaglia troppo stretta alla gola. Vorrebbe rientrare in casa, per non sentire l’acrimonia dell’aria, ma rimane ferma, in piedi al centro del giardino escludendo il mondo dai pensieri e se stessa dal mondo.

E’ l’ultimo temporale d’agosto. Nina alza la testa e spalanca le braccia come a dire ” Eccomi “, come a dire ” Eccoti “.

Se solo l’acqua potesse lavar via l’anima e con lei tutti i ricordi della vita. Questo prega in cuor suo, Nina, con gli occhi chiusi e la pelle trafitta da aghi di rame e piombo che arrivano dal cielo.

” Cristo salvami l’anima e la mente. Rendimi vuota e libera. Non voglio amare, non voglio ricordare. Dammi odio o fammi morire ti prego prima che il petto si laceri ”.

Sul viso intorpidito, ormai l’acqua non pungeva piu’. Scivolava leggera confondendosi alle lacrime e al pensiero della sua vita sprecata, del suo tempo perduto e al ricordo di ogni volta che si era sentita come se qualcuno l’avesse lasciata al buio in un bosco.

Non lo sosteneva piu’ il peso dell’abbandono. Questa collezione di rifiuti dagli altri era iniziata troppo presto. Da bambina. Eppure era sempre stata bella e piena di amore e voglia di rendersi bella anche la vita, per forza. E di rendere migliore anche quella degli altri. E lo aveva fatto. Tutti avevano preso da lei… e se n’erano poi andati. Tutti, indistintamente, avevano preso un pezzo del cuore di Nina senza mai restituirlo o barattarlo con altro.

” Guardami adesso, Dio. Un involucro di carne e pelle. Senza anima ne’ cuore. Questo sono, questo saro’ da oggi. E maledico i cani che hanno sbranato tutto cio’ che avevo, lasciandomi sola a guardarmi le spalle da altri cani. Saro’ un’anfora di sabbia e sale alla quale non potranno piu’ attingere. E maledico l’amore.  E maledico la vita. E maledico… e maledico… e maledico. E invoco la morte per restituirti questo vuoto che m’hai costretta a vivere ”.

” E SIA ” . Sembro’ rispondere il cielo con un unico, assordante boato.

Il cielo livido divenne nero. Il vento cesso’ di soffiare e per una frazione di secondi anche la pioggia sembro’ rimanere sospesa. In quell’attimo tutto fu fermo. E in quella apparente immobilita’ del mondo, come a una neve a primavera, Nina senti’ l’universo chiudersi intorno a lei, avvolgendola come un gioiello. Qualcosa di oscuro camminava sotto la pelle, entrava nel costato e scorreva nella vene. Il cielo si chiudeva, lo spazio rimpiccioliva e il cuore di Nina si piegava su se stesso, lasciando fuori l’amore. Chiudendosi per sempre.

( Sabrina S. )

Annunci

La mia nave

Che accade all’anima di chi resta, quando un’altra se ne va?

Dolore, mancanza,rimpianto…” Se avessi fatto o detto, ma non ho fatto e non ho detto ”.

Il primo anno è devastante. Poi il dolore indossa un abito firmato rassegnazione, e l’anima si presenta a un ballo in maschera. E’ la metabolizzazione del lutto.L’assenza si circonda di ricordi e odori. Occasioni vissute e mancate. Echi di voci durante una festa. Confessioni private, pettegolezzi e risate. Segreti e cotillon. Finchè la vita..riprende il sopravvento, e continua.

Ma c’è un gruppo di persone, una setta, la cui anima è piegata sotto il peso dell’assenza. Il dolore ha disegnato strade sotto la pelle, e formato una mappa per raggiungere, in ogni momento, cuore e mente.

Hanno occhi profondi,segnati da un tempo indefinito.Un anno,sei anni, tre giorni…Dal momento in cui l’altro se n’è  ” andato ”, lo hanno portato sugli occhi come una ferita che non si chiude. A tratti sanguina all’esterno. Quotidianamente all’interno.

Deve esserci un mondo, parallelo al nostro, dove abitano le anime che la setta non lascia andare.

Non importa che non abbiano pace,  che si disperino per il dolore di chi è rimasto a rimpiangerli.  C’è un’ancora salda che trattiene la nave della setta in quel mare di anime. Pur volendolo, non si può salpare.

La mia nave è ferma in un porto chiamato Sabrina. La notte si culla in un mare calmo di parole silenziose. Lo sguardo attraversa l’orizzonte e siamo dinuovo insieme.Per sempre. La mia nave è ferma in un porto chiamato Sabrina.

( Sabrina S. )