Riflesso d’oppio

riflesso d'oppio

Passa uno zingaro, dietro le pupille dilatate. E’ un ricordo confuso, un pensiero senza madre, ne’ morte. Passa, scappa, poi torna a guardare  il vuoto dall’angolo dell’occhio. Cos’era? Non ricorda, Angelina.  Nella stanza, ormai senza barriere ne’ solide pareti, danzano gli angoli di gomma in un perpetuo ondeggiare. Gode da sola di questo miele che inebria i sensi e la lascia morire ogni notte, per rinascere al mattino in attesa di una nuova luna. Non c’e’ dolore nel corpo. Il cuore tace in un battito impercettibile, e l’anima cerca se stessa in un cumulo di oggetti sul pavimento. Cioccolata, carta di caramelle, libri, creme per  il  corpo, una borsa, un bracciale. E intanto annega in un mare senza frontiere di lenzuola e cuscini. Ride Angelina, difronte a se stessa, riflessa nello specchio lungo. L’immagine doppia si tuffa in una dimensione che estende la coscienza ai limiti del pensiero. Cadono le barriere del tempo e, in questo non luogo, senza passato ne’ futuro, il presente e’ finalmente vivibile. Sola, Angelina, si distacca dalla realta’  entrando in quella gioia contemplativa priva di ansia, e difficolta’ e insicurezza, da cui e’ bandita durante il giorno.Come un’ oasi, Angelina avverte il calore del deserto che la circonda. Il corpo diventa caldo e l’oppio corre sotto la pelle, tra le ciocche dei capelli, nei battiti lenti delle lunghe ciglia, dietro gli occhi da orientale. Cola il sudore lungo il collo, e poi un brivido percorre la schiena. Riflessi nello specchio, dietro il viso doppio, mille volti che non sono il suo. La mano scorre lungo lo specchio, e un dito stride sulla lastra mentre disegna il contorno di un viso che ha amato.” In questo meraviglioso inferno, la mia vita non e’ mai stata tanto bella “.

( Sabrina S. )

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Quimper

La mia vita è un vecchio stanco. Arranca lungo la via sulle ginocchia incerte. Curvo, sotto l’insostituibile peso dei ricordi. La mia anima è un vecchio stanco.Con le mani callose, nella fatica del suo essere, raccoglie ancora fiori, là dove ve ne siano. La mia mente e’ un vecchio stanco. Arrendevole al pensiero che niente sarà più. Tutto è compiuto. Ogni cima è stata raggiunta. Eppure il mio cuore è quello di un bambino. Corre e s’affanna. Ride a una magia e piange a una bugia. Cade e si rialza. Tutto passa, non fa niente, non importa… e riparte.

Ogni parte di me ha una propria memoria. Tutto è separato da tutto. Tutto atto a formare un corpo di donna ancora giovane. Un essere stravagante, che mangia pane e caramelle, ride sguaiatamente a un funerale e sta in disparte ad una festa. Dà coraggio a tutti quanti ma poi si dispera nel buio. Piange di nascosto, ma sfida la morte a farsi avanti. Non ha paura ma trema la notte, sotto le coperte, all’idea di esser sola.

Questa sono. Un casino. Una stanza in disordine. La tavolozza di un pittore incapace. Un romanzo senza la fine. Una frase senza virgole. Un evento senza tempo.

Ma c’e’ stato un momento, in questa mia bellissima vita, in cui corpo, anima, cuore e mente si sono uniti alla ricerca di me.

C’e’ un luogo magico, in questo mondo, per ognuno di noi. Il mio si trova in Bretagna. La ricerca di me finisce a Quimper. Al centro di un tunnel fatto solo di alberi. Un bosco atipico. Un inizio, una fine, una strada breve al centro.

Come se il mondo fosse tutto lì. Fatto solo di me. Senza prima nè dopo. Un luogo atemporale che resetta la memoria. Sensa padre, senza madre. Nessuno in tutto l’universo. Solo io e la percezione di me. Cammino sotto la mia pelle e incontro desideri e sogni che non so di avere… e le mie paure scompaiono. Con la spada sguainata percorro il mio tempo. Un guerriero a cavallo. Questo so di essere stata. Questo…non sono piu’.

Quel che rimane e’ il cuore di un bambino che batte in un vecchio stanco, in un ricordo a cavallo… e niente più.tunnel