Cattiva

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E quel che resta non è la banalità di un cuore spezzato, ma una forma di ombra solida che vive nella pelle lacera del petto. Un’oscurità malvagia e dolorosa che mi rende cinica e indifferente… e non so più distinguere un fiore che sboccia da radici che marciscono. Una nuova me, risorta e cacciata dalle mie stesse ceneri. Lilith e mai Eva. Sono il sempre e il mai più, l’ inchiostro rovesciato sul foglio immacolato, il primo frutto che si guasta nella cesta, sono il fare e il non dire e non ho lacrime ma sguardi vitrei come serpi. Il volto di chi ho amato non lo ricordo e, allora, resto cattiva per proteggermi e crogiolarmi nel mio stesso buio; Un paracadute che mi salva… in questo eterno scendere.