Come se fosse “E niente…”

Annunci

Avevo un coso di tra-verso !

Non trovo il verso della mia vita. Eppure una volta era li’… ne sono quasi certa. Li’, sul mobile all’ingresso. Ricordo perfettamente di averlo avuto tra le mani per un po’. Sai quando giri per casa, a vuoto, senza nulla da fare, nessuno a cui pensare, senza un film da guardare a meta’…o un libro noioso da non leggere? Trascini i piedi e ti infastidisci anche, del rumore che fai con le pantofole, ma continui a trascinarli per tutta la casa. E alla fine non sai piu’ chi trascina chi. Ti ritrovi questo coso in mano, il verso… e’ di quello che sto parlando, ed esattamente non sai che cazzo fartene. Cosi’ ci giochi un po’ a palla… Lo passi da una mano all’altra, lo lanci in aria. Fai pure lo stronzetto e fai finta di farlo cadere, per riprenderlo un attimo prima che si frantumi a terra. E poi ti rendi conto che, forse, i tuoi piedi si trascinano perche’ sei troppo pesante. C’e’ qualcosa il cui peso grava sulle tue gambe. E’ il coso, il verso, sempre di quello sto parlando. Bisogna poggiarlo da qualche parte. Giusto il tempo di riprendere fiato, di riacquistare le forze. Una tregua. … Giusto il tempo di perderlo. Coso di merda.

Cuori da bar

1) A Napoli nunn’e’ ‘o vero che o ssapeno fa’ tutti il caffe’. Ognuno tiene metodo. Chi mette prima lo zucchero, chi riscalda la tazzina sotto il vapore della macchina da cappuccino, chi ci mette i fondi apposta, cosi’ i clienti se li leggono e poi ne ordinano un altro perche’ non hanno capito un cazzo del primo, chi ci canta sopra e chi ci balla insieme. L’unico che il caffe’ lo fa una schifezza e’ Franchettobar a Corso Emanuele. Quello, pero’, sta’ sempre pieno perche’ ci va De crescenzo a lasciare un caffe’ sospeso.  Una volta a Napoli si faceva. Uno entrava, prendeva un caffe’ e ne pagava due. Poi entrava uno sfortunato e chiedeva se c’era niente in sospeso. Se nella disgrazia era fortunato, si beccava il caffe’ pagato..se no tanto tornava.

” I SOLITI DUE ” Manco lo doveva dire.  Ciro, il proprietario, lo vedeva arrivare dalla vetrina sul corso e gli metteva subito la tazzina sotto la macchina. Poi aspettava Luciano tenendo il filtro per il manico. Io una volta a De Crescenzo l’ho visto uscire dal bar e fare l’occhiolino a uno con la camicia sbottonata e le maniche girate fino al gomito. Un po’ le scarpe le teneva sgarrupate e allora Ciro gli ha fatto quella schifezza di caffe’ che fa solo lui. Quello il caffe’ se l’e’ bevuto, poi s’e’ avvicinato alla cassa e ha tirato fuori 500 lire. Ha guardato le tette della moglie di Ciro, appoggiate sulla cassa e ha detto ” Con queste ci pago un sospeso per il prossimo “.

 

2) ” Tuo nonno faceva l’albergatore. C’avrei guadagnato a rimanere con lui? e che ne so? “.

Intanto fuma, Vincenzo Muccioli, e picchietta l’accendino sul tavolo del bar.

Andrea lo guarda e, mentre lo ascolta,pensa che la faccia del padre si sia increspata.

Non se n’era mai accorto. Sembra un ginocchio. Un ginocchio vecchio.

Tira una boccata, Vincenzo, poi lancia la cicca a terra, sulla strada, proprio sotto il marciapiede.

” San Patrignano pure era di tuo nonno. Ci allevavo i cani di razza e mi dedicavo alla terra.

C’avrei guadagnato a rimanere con quelle bestiacce? Che ne so? Cristo sento ancora la puzza “.

Andrea guarda l’ora. Le 11.00. Capisce dai cani che sara’ un caffe’ lungo. Vincenzo fa sempre cosi’.

Offre un caffe’ ad Andrea e lo usa come sacco da box. Gli vomita addosso frustrazioni e rimpianti scambiandosi i ruoli.

Andrea e’ il padre di suo padre.

” Che casino “. Vincenzo accende un’altra sigaretta. Poi riattacca la solfa in un’altalena emotiva che va da un rosso pompeiano a un viola addobbo funebre. E i toni si alzano e si abbassano. Da un melanconico Chopin a un rave di Prodigy.

” Nel ’70 facevo il medium. Capisci Andrea? IL MEDIUM. LA PARAPSICOLOGIA PER I DROGATI ” rise cosi’ forte che Andrea penso’ ” Sta fuori di cervello “.

Ordinarono un altro caffe’ e lo bevvero in silenzio. Quando si alzarono Vincenzo gli prese un braccio. Si avvicino’ al figlio e gli parlo’ a bassa voce, ma cosi’ vicino alla faccia che Andrea credette di bere un terzo caffe’.

” Andrea. Tutto quello che ho creato, l’ho creato per quei ragazzi..ma anche per te. Si Andre’, quei ragazzi, un giorno, saranno “FATTI ” tuoi “.

 

3) ” Ma sbrigati, per dio. Non vedi che sto male? ”

Franco Angeli il pittore lo faceva meglio quando stava fatto. Peccato che non c’aveva mai una lira per la cocaina. Cosi’,certi quadri gli venivano di merda, e siccome nessuno li comprava, continuava a non avere soldi per la cocaina e a fare quadri di merda. Com’era difficile la vita, per i pittori cocainomani, negli anni ’70. Ma Franco era anche dotato di spirito e autoironia e, a volte, quando gli girava bene, se ne sbatteva di un quadro mal riuscito, o di uno dato via a un prezzo ridicolo e di tutto cio’ che gli portasse negativita’. Se ne sbatteva di tutto e tutti, e si sbatteva anche Marina Lante della Rovere, che in antica lingua ebraica vuol dire SODOMA E GOMORRA.

Stavano seduti al Giolitti. Un caffe’ per due. Pareva il titolo di un film. Invece era …un caffe’ per due.

Marina alzo’ gli occhi per guardare l’uomo che le passava accanto. Le aveva strusciato il braccio col cappotto uscendo dal bar e l’aveva guardata per tutto il tempo che era rimasto seduto li’.

” Vai. Ti prego vai ”

Lei si alza, raggiunge l’uomo poco piu’ avanti e gli afferra un braccio con insicurezza. Parlano un po’. Lui sorride e spariscono dietro l’angolo.

Che amore e’,quello di una donna che si prostituisce per comprare la cocaina al proprio uomo?

E che amore e’? E’ uno come un altro.

Fatto sta che Marina ha aperto le gambe alla vita, ma di Aids c’e’ morto lui.

( Sabrina S. )

Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate

” Tenemose stretti ” me dicesti prima de entra’

” ..che tanti nun so’ piu’ tornati”.

E io, quando che cominciammo a gira’,

me te strignevo come li lacci de le scarpe.

Forse saremo stati ‘ncoscienti a sali’

su’na giostra tanto pericolosa.

Da li’  ce escono solo li pantaloni,

le lenzola e le mutande.

M’hanno detto che quarche maja c’ha pure rimesso er collo.

Ma ‘ndo volevamo anna’ noi ?

Nun avemo manco pagato er bijetto

e mo’ me ritrovo da solo.

Nun so manco se sei affogato

sei solo scomparso

ma io me te ricordero’ sempre

perche’ sei stato come un fratello gemello

da quanno che eravamo recalzini.

( Sabrina S. )