Queste mie parole

ballerina

Ci sono parole cuneiformi, che incidono ricordi la’ dove fanno piu’ male. In mezzo al petto, non nel cuore, ma tra le costole, dove le fitte danno dolore senza uccidere. Arrivano da dentro e le sento spezzarmi le ossa e incunearsi nel costato. Cercano di venir fuori, spinte da un magma pregno di rabbia e, al contempo, di amore, di frustrazioni, di vita passata, di desideri irrealizzabili e di altri irrealizzati. Spingono in salita, come certi pesci che risalita la corrente vanno a morire dove sono nati. Ho tutte queste parole, bloccate in gola o incastrate tra i denti che le masticano e ringoiano all’infinito, e fanno male come una carie, perdio. Giu’, state giu’. Silenziose e nascoste, buie come certe ombre al di la’ della luna.  Ho bisogno di un posto, senza luce ne’ eco. Voglio un luogo per nascondermi, per proteggermi. Sarei la ballerina di un vecchio carillon di cui si e’ persa la chiave, e che nessuno ascolta piu’. Uno scrigno chiuso.

 

Artigianato famigliare

Ti ho cucito un vestito di parole.
Ho srotolato la s per farne filo
la i mi fece d’ago
con la x ho tagliato un tessuto resistente
con le u e le c ho smussato gli angoli,
rinforzato i bordi, scoperto trame.
Dalla o ho ricavato un collo importante.
Ho adattato due p alle spalle,
per ogni gamba una flessibile L
Ho scelto accuratamente tra tutti gli alfabeti
fresco, tepore, vestibilità, adattabilitá.
Mi sfuggì la t. Fuori controllo,
percoteva la tua pelle battendo
a caso la tua indifferenza e mi facevo guerra.
E poi e ancora, senza arte né parte, con
candore, speranza, tenacia, pudore,
io ricucivo un vestito di parole
costeggiando, nuda, la pericolosa follia
di voler vestire l’anima.

Vento di Scirocco

schiena

– ” E se la paura non fosse stata tua, Valeria, di scavarci le carni per scoprire il colore dell’anima, saresti ancora mia? ”

– ” Sono tua, nell’unico modo in cui so esserlo. Eterna, vivo di spalle in un disegno che tu hai creato. Guardami, in un giorno senza sole. Accosta le tue labbra sulla curva dei miei fianchi. Nell’ oscurità, come sempre siamo stati. Noi due, soli “.

– ” E se ti avessi trattenuta, Valeria, nella nostra stanza nascosta, tra le statue di cera e il profumo del gelsomino… avresti guardato l’orologio di madreperla con la voglia di sempre di restare e fuggire al contempo? “.

– ” Eterna, vivo di spalle in un disegno che tu hai creato. Mai sono fuggita. Rimarrò imprigionata, tra il nero di seppia e la tela. Toccami, al chiarore di Sirio. Solca la piega delle mie scapole e desiderami, come allora “.

– ” E se ti avessi detto, Valeria, che il tuo respiro come un vento di Scirocco, muoveva i pensieri nelle calde maree delle mie sensazioni, infrangendo il desiderio di te sulle scogliere della mia mente… Avresti soffiato ancora, mentre sognavo sul tuo giovane seno, tra i miei capelli d’argento? “.

– ” Eterna, vivo di spalle in un disegno che tu hai creato. Di spalle, perchè tu possa ricordare i miei occhi, come li vuoi. Di spalle, perchè le mie labbra siano serrate per sempre, e le mie parole… siano in realtà le tue. Di spalle, perchè tu possa non vedere le mie lacrime e ricordare che tu fosti… il disertore del nostro gravoso sentire. Ora guardami, nella curva del collo, nella pece dei capelli, nella gambe non finite. Cercami e pensami tua, per sempre. Sono il ricordo e il rimpianto che vuoi. Eterna. Sono il disegno che tu hai creato “.

 

Io speriamo che me la cavo

  Che tiene ra dicere… chi nun campa e chi nun more?
Chi tutto ‘o jurn’ se trascina e chiagne
Chi passa a nuttata a ‘nventasse a jurnata
e po’ trova ‘no cucciolo ‘e cristiano…e tene ancora ‘a forza ‘e pensa’..c’a vita e’ bella accussi’? Che tene ra dicere?
Niente. ‘A vita accussi’ ha da esse, comme ‘na femmena annammurat’. Calda, c’a tiene ‘a passione ‘n cuorp’… e ca’ va faciend’ ‘a stronz’, c’a te fa ncazza’. Si accussi’ nunn’ e’…vole dicere ‘na cosa solamente: Chist’ nunne’ a vita mia…e me n’aggi’a truva’ n’atra…
L’anema ‘e chi t’e’ muort !

( Sabrina S. )

I bambini di Sant’ Anna

Dormono le case buie, silenziose nella valle.Giacciono ormai i corpi e gridano le anime su Sant’ Anna esasperata. Umile veste lacera,indifesa tra le fiamme, chini il capo al passo armato. Pavido bandito, commediante col tuo boia.Non si odono le voci nè le corse del candore.Non torna l’esultanza di un girotondo di purezza, che guerra spazzò via, in un giorno d’innocenza.

( Sabrina S. )

( Sant’ Anna di Stazzema – 12 agosto 1944 )

Nero di pece

Nero di pece su ieri e domani. Son dama morente in un antico maniero al cui sguardo non sfugge l’amor disertore. Giara di sale trascino sul ventre, che il miele è disperso nella casa del dubbio. Nero di pece su ieri e domani. Son dama danzante in una torre di vetro. Raccolgo le piume di un animo amaro, foggiando le ali..mio solo riparo.

( Sabrina S. )

Pazza

Sotto il cappello d’una vecchia di cent’anni

sta’ una pazza di quaranta

e corre in mezzo ai campi di sterpaglia giallo oro

come fossero papaveri

” Guarda la pazza, come fa ridere”

Grida il paese, cieco, sotto le pietre grigie.

Pungono le ortiche sui piedi senza prigione

e lei corre tuttavia a cercar altra pazzia

” il mondo e’ capovolto ” grida a squarciagola.

” Non e’ dritto e non e’ storto,

non e’ come lo vedete.

C’e’ del rosso in mezzo al nero “.

Canta la pazza sotto il cappello della vecchia

Muove la larga falda il vento

e scopre un volto di ragazza

Gli occhi di foglia sulle ciliegie chiuse

e poi l’eco delle risa

” Sono pazza..sono pazza “.

( Sabrina S. )

Alessio, Luca, Arianna

“Se non t’avessimo incontrato qui

t’avremmo trovato certamente altrove.

L’anima  lo sapeva che eri destinato a noi..

e  t’avremmo riconosciuto dal quel pezzo di cielo che porti negli occhi.

Se non t’avessimo incontrato qui

saremmo rimasti in due, incompleti

come un mare senza sale

un inverno senza freddo

una giostra senza musica ”

” Se non vi avessi incontrati qui

vi avrei cercati certamente altrove.

L’anima mia lo sapeva che eravate destinati a me

e v’avrei riconosciuti da quel sorriso timido

che si apre solo per me come un temporale d’agosto.

Se non vi avessi incontrati qui

sarei rimasto uno, incompleto

come una rondine senza primavera

un albero senza chioma

un cielo senza infinito”

Fratelli  bambini…

insieme a cercar lucciole

che illuminino la notte.

( Sabrina S.)