Anna

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Non so perchè non riesca a smettere di pensarti, Anna, eppure non ti amo, te l’ho detto e io ne sono certo… credo, o, almeno, so vivere anche senza te, senza la tua presenza fisica. Sono abituato alla solitudine, ci sono cresciuto, c’ho giocato e ho imparato a conviverci. La odio e la amo più di quanto abbia mai amato o odiato te. Ma mi guardo intorno e mi accorgo di vivere in tempi mediocri e banali, nei quali la gente si trascina vivendo senza speranza. E allora cosa ci rimane se non l’affetto? Provi ancora qualcosa per me, Anna? dell’affetto? Un sentimento sopito, un residuo d’amore? Qualcosa che gli somigli? Mi pare strano anche chiedermelo. Domandarmi se il tuo amore sia ancora lì, da qualche parte, solo addormentato, come il seme di un fiore che aspetta sotto una coltre d’inverno. Eppure io non ti amo, me lo ripeto ogni giorno, da quando non torni. Ma mi ricordo di te, sempre, e mi ricordo la tua allegria, e mi ricordo i tuoi demoni, che sono ancora i miei, così, quando arriva la pioggia, mi sento malinconico come eri solita esserlo tu, e mi chiedo se sotto lo stesso temporale, alla vista dello stesso lampo, assordata dallo stesso tuono, tu non stia pensando a me. Credo di essermi irrimediabilmente trasformato in un iperlogico, Anna, e questa razionalità acquisita mi protegge, ergendosi a guardiano dei sentimenti, come un filtro per le emozioni. E così non ti amo. Ti penso senza amarti, perchè l’assordante rumore del vuoto della mia vita, riempirebbe le mie stanze, la mia casa, e mi seguirebbe ovunque. Sono un millepiedi che, razionalmente, muove le sue mille zampe ma, se si fermasse a pensare, se si distraesse alla vista di una rosa, perderebbe la sincronia dei suoi movimenti, le sue zampine si intreccerebbero le une con le altre… e cadrebbe miseramente. Hai consumato le mie emozioni, Anna, tutte, e non ne hai lasciata nessuna per me, nè per te… e non ti amo. Ancora non ti amo più… credo. Mi costringo ad aggiornare pensieri negativi su di te, per creare nuovi solchi e nuove, profonde distanze, ma più vorrei distrarmi da te, più sei tu il mio pensiero fisso. Mi manchi. Non ti amo ma mi manchi e, alla fine, la sera, esausto dall’aver pensato a te tutto il giorno, non posso che arrendermi e abbandonarmi al ricordo di noi. E’ passato molto tempo e non tutto è rimasto nitido, così, ciò che non raggiungo con la memoria, semplicemente lo invento. Mi piacciono i ricordi che invento, e anche quelli che sogno. Al mattino non distinguo più gli uni da gli altri, e tutto rimane bellissimo, immobile nel tempo e nella memoria, così, esattamente come lo voglio, il mio ricordo. E’ così anche per te, ancora? O nella tua mente ci sono ormai mille altre cose che non sono io? Amami, Anna, amami ancora, ti prego. Non per te, ma per me. Non lasciare che mi senta ancora come uno di quei fantasmi che, non sapendo di essere morto, rimane nel mezzo di qualcosa, senza andare oltre, aggrappandosi a quel passato che lo ha fatto sentire vivo. Amami ancora, Anna, amami come se ti amassi anche io. Lasciami ancora i segni della tua presenza, perchè certe cicatrici vanno ben oltre la pelle e io ne sono pieno. Amami ancora, Anna, amami ancora, perchè ti ho lasciata e hai sofferto ma non sei mai morta … come me.

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4 thoughts on “Anna

  1. Ciao seguo il tuo consiglio e rileggerò i tuoi racconti con attenzione per cercare di capire.
    Scrivi da Dio, il racconto è intenso, ma mentre leggo non riesco a non domandarmi perché? perché? Se fossi in quello che scritto la lettera (impossibile ) mi farei ben altre domande.
    Non ti amo? scherziamo uno che scrive una lettera così è più che innamorato è già andato ben oltre il semplice amore.

  2. Molto bella: c’è un’intensità particolare e soprattutto un’evidente paura della solitudine, che via via prende il sopravvento su tutto, anche dei sentimenti, anche dei rapporti umani che si devono ricostruire a tutti i costi. In tutta la lettera c’è una passione latente, fortissima, che genera inquietudine e vitalità, anche se a un certo punto non si sa da che parte stare, nel senso se preferire le parole di lui, o l’assenza di lei, però le complicanze che intercorrono fra le parti nei vari rapporti di coppia, sono veramente difficili da capire. In fondo, l’incipit della lettera è basilare: lui non la ama, ma la vuole per una presenza d’affetto; ma quanti rapporti si ergono su questo principio? Quasi tutti, nel senso che l’amore vero è qualcosa che scaturisce con l’innamoramento e poi cambia in base a mille sfumature, non sempre positive. Però in questo caso c’è tanta voglia di ricostruire un qualcosa che c’era, non si sa per quali colpe, non si sa per quali fatti, ma oltre l’egoismo insito nelle sfaccettature che generano l’individualismo, uno scatto di pentimento ci sta, qualunque sia l’esito.
    Brava, anzi, bravo, continua….

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