Solo Giulia

kitchen door

C’e’ stanchezza nell’alba che sorge sui campi a est, coperti dalla nebbia fitta. Tutto e’ fermo e Giulia fissa un albero dalla finestra, mentre beve il primo caffe’, aspettando che una foglia si muova, sperando che arrivi il vento a soffiare via l’immobilita’ del giorno e della sua anima. Pensa al nulla che avvolge il suo cuore, e chi era non lo ricorda piu’. Le parole sono il lucchetto che apre lo scrigno delle emozioni, e cosi’ non parla, rimane in silenzio per giorni, settimane, limitandosi alle parole che la sua maledetta educazione le impone: Buongiorno, buonasera e buonanotte. Bisogna ricordarle sempre, le emozioni, per sapere che sono fatte di fiori e melma putrida, che fanno bene e fanno male, che sono bianche e nere, sole e tempesta. Prima una, poi l’altra, in un eterno susseguirsi di felicita’ e dolore. No, Giulia non se la incasina piu’ la vita con queste altalene emotive che, l’una per l’altra, rendono fragili e indifesi… e resta sola, a guardarsi invecchiare allo specchio. Bisogna ricordarle, le emozioni, per sapere di cosa avere paura. Un altro caffe’ scende ancora caldo nella tazzina e intanto un cane annusa qualcosa ai piedi dell’albero. E’ Stronzo, il cane randagio del quartiere. Glielo ha dato lei il nome, perche’ rovescia le buste dell’immondizia sulla strada e la costringe a raccoglierla ogni giorno, e quindi e’ stronzo! Giulia batte un colpo sulla finestra chiusa e il cane rizza le zampe di scatto e si immobilizza fissandola guardingo. Ha una zampa ferita, non la poggia a terra quando cammina ed e’ visibilmente malconcio.  Lei lo fissa a sua volta e si riconosce nell’atteggiamento di diffidenza. Sono entrambi soli e hanno paura, perche’ il mondo e’ un posto pessimo in cui vivere, grottesco e spaventoso, e si puo’ ferire un cane e una persona con mezzi diversi, ma lasciando le stesse indelebili ferite, e gli stessi timori. Apre il frigo senza pensarci troppo e, nel ricordo di qualcosa che si chiamava compassione, afferra della carne macinata e corre giu’. Stronzo e’ ancora li’ e Giulia si apre un varco strisciando a terra, nel buco che c’e’ nella rete di confine tra il suo giardino e il parco dove il cane mostra i denti all’arrivo di lei.  Forse non e’ stata una grande idea avvicinarsi tanto, infondo anche lei ringhia se qualcuno si avvicina,  ma Giulia non e’ “qualcuno”, Giulia e’ Giulia e con le mani comincia a formare polpettine di carne e a tirarle il piu’ vicino possibile al cane, muovendosi lentamente, tenendosi a pochi metri da lui.  Stronzo non fa un passo per avvicinarsi, e mosso neanche dalla curiosita’ di sapere cosa gli stia lanciando, continua a fissarla e a ringhiare. Sta a lei muoversi per prima, e lo fa ma lui abbaia e lei si blocca di nuovo.  Non ci sono vinti e vincitori nella circospezione, solo sfumature di paura e la loro fende la nebbia, che non accenna a diradarsi. Se solo non fossero stati feriti cosi’ profondamente, entrambi nella dignita’ del proprio essere un cane e una donna, ecco, forse avrebbero potuto diventare qualcosa di diverso da due idioti fermi in un parco a fissarsi per minuti eterni, senza sapere chi dei due sarebbe fuggito per primo e, alla fine, Giulia demorde e fa un passo indietro. Lascia cadere il pacchetto con il resto della carne e torna a strisciare nel buco nella rete da cui e’ arrivata. Ora e’ di nuovo alla finestra e lui e’ li’ che mangia le sfere di carne sparpagliate sul terreno. Si immagina accarezzarlo e condividere i giorni vuoti correndo nei parchi, nella consapevolezza che si puo’ guarire, che si puo’ ancora provare qualcosa, che il cuore non si e’ ibernato nel petto… Ma resteranno cosi’, entrambi certi che solo le ferite visibili, guariscono, e quelle che visibili non sono, rimangono a sanguinare, senza dare dolore, ben nascoste dalla diffidenza e dalla paura, perche’ nessuno lo risvegli. Un vento freddo finalmente si  alza, diradando la nebbia, mostrando una vela di nuvole indaco. Piovera’ presto. Un pianoforte inizia a suonare e Giulia si croggiola tra i ricordi e la loro stessa assenza.  L’abbaiare di un cane lontano precede un lampo, poi un tuono e il cielo si fa livido e ocra, La pioggia ha inizio e Giulia corre al parco incurante del temporale, sognando che lui sia ancora li’, e che insieme trovino riparo, ma lui e’ gia’ andato via e in un  pianto disperato lei grida e lo cerca per le vie li’ intorno:

“Stronzooo…  Stronzooo… ”

Nello scrosciare della pioggia, una figura a quattro zampe sta ferma in fondo al viale, sta aspettando lei. Giulia sorride tra le lacrime e una voce piu’ vicina sovrasta il rumore dell’acqua:

” DILLO A TU’ FRATELLOOO…”

Siamo soli nell’universo… per forza!

 

 

Annunci

4 thoughts on “Solo Giulia

  1. era quasi preparato ad un epilogo strappalacrime e conoscendoti (letteralmente intendo) pensavo ad un finale particolare, però, in fondo è vero, la tua vena ironica s’insinua sempre fra le righe dei tuoi scritti ed è giusto così, una chiusa scanzonata che sdrammatizza la vicenda. In fondo, parlando di emozioni, quelle vere ti rimangono dentro, ed è molto bello come le descrivi….

    • Il cane, Stronzo, esiste davvero. Gliel’ho dato io il nome, per la storia dell’immondizia… anche quella e’ vera. Io non sono Giulia, percio’ mi sa che non gli conviene farsi prendere 😉 Ti sei perso un po’ di racconti… ma sono davvero contenta di rivederti dalle mie parti. Bentornato, barman!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...