The XX

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Mercoledi alle 18.00

schizofrenia3

“Che poi, se Tonia non bevesse vino come fosse succo d’ananas, non parlerebbe cosi’ tanto e cosi’ fottutamente a sproposito, come se non avesse filtri, neanche un po’ di ghiaia o una piccola diga di buona educazione, messa li’ a frenare il fiume di parole che dal cervello si precipita verso la prima uscita, la bocca. Certo, pero’, si noterebbero di piu’ la frustrazione, il senso di inadeguatezza e di inutilita’ che la contraddistinguono quando e’ sobria; Tutte sensazioni dolorose che in lei sembrano sempre avere una sorta di volume, di spessore fisico che le abita nella gola. Quando non beve, la si puo’ vedere chiaramente mentre cerca di ingoiare macigni enormi composti da ogni forma di terrore e tristezza per se stessa e per gli altri, compresi gli animali. Matasse intere di depressione senza speranza. Dopo che ti ha sgranato un rosario di eventi sfigati che le sono capitati, se ti azzardi a dirle che l’ago della bilancia deve per forza spostarsi verso la fortuna, a un certo punto, una specie di regressione verso la media, secondo cui non puo’ andare sempre tutto storto, lei assume subito quell’aria da film in bianco e nero in cui il protagonista e’ seduto al bancone e, parlando al barista che asciuga un bicchiere, spara una frase profonda:
  • “La speranza e’ un inganno creato ad arte dalla nostra mente per evitare di farci sbattere la faccia contro la realta’. Tra i sentimenti, dopo l’amore, e’ il piu’ lesivo, subdolo e bastardo figlio di puttana.”
Che cazzo, non la sopporto, e allora rispondo come una vecchia stronza che, proprio quella mattina, ho letto sul giornale, e pensa… lo hanno detto anche alla radio, che tutti quelli del suo segno zodiacale subiranno un anno disastroso a causa di una congiunzione astrale di merda. Tie’… a partire da oggi, anzi da ieri. In genere, a questo punto, si ordina qualcosa da bere. Uno, due, cinque bicchieri di vino, rigorosamente bianco perche’ Tonia dice che il rosso non e’ femminile, pero’ sbronzarsi col bianco secco della casa, invece, e’ di gran classe. Questa e’ un’altra cosa di lei che non sopporto, beve come un muratore e vuole dare lezioni di bon ton. Tuttavia, vino dopo vino, questa odiosa Tonia scompare e ne appare un’altra fichissima, che sa ridere tanto di se’ quanto degli altri, ma soprattutto degli altri, perche’, dice lei: “Se gli altri ridono delle nostre disgrazie, sono dei malvagi, se noi ridiamo delle disgrazie altrui, abbiamo il senso dell’umorismo.” Io me ne sto con la mia prima cocacola, mentre lei si e’ gia’ scolata una bottoglia e mezza di vinaccio giallo. Sto li’ a guardarla ridere e sparare cazzate e, quando lo fa, tutta la positivita’ dell’universo si concentra in un unico punto, lei. Tutti ne sono affascinati e attratti come lo sono i pesi dalla gravita’. Certe volte sono anche invidiosa, lo ammetto, perche’ ogni cosa intorno a lei, me compresa, diventa ombra, diventa niente. E’ come essere a teatro a guardare l’interprete di un monologo, illuminato dall’occhio di bue. La gente del pub ride e si diverte, fa domande personali come se fossero amici, perche’ vuole, deve sapere chi e’ questa donna meravigliosa e piena di vita, e dove si fosse nascosta fino a quel momento. Gia’, dove si era nascosta? Lo so io, dove. A casa, a guardare fuori dalla finestra per ore, a concentrarsi sul cielo, convinta di influenzare il tempo e far scendere la neve, la pioggia, la grandine, un temporale, il vento. Tutte cose che si confacciano al suo umore di merda di quando e’ sola, e sa per certo, perche’ lo sente nel profondo di se stessa, che la sua essenza appartenga a un buco nero nello spazio, lo stesso che un giorno tornera’ a risucchiarla, lasciandoci tristi e inconsolabili. Quando attacca con queste rotture di palle apocalittiche, in realta’ ci spero e prego i buchi neri di arrivare al piu’ presto a salvarci, pero’ non glielo dico perche’ Tonia e’ anche permalosa. Una volta e’ stata capace di non rivolgermi la parola per due mesi; e’ stato quando ha indossato i leggins con la maglia corta in vita e le ho detto di correre a cambiarsi che c’era un tipo sospetto, dallo sguardo esperto, fisso e attento sul suo culo. Era Paride, il macellaio di Via Giulia, meglio conosciuto come “ ‘O squartatore”, per le sue doti delicate di separare i quarti di bue. Questa battuta mi e’ costata una cassa di Pinot grigio. Lei, pero’, ha riso per una settimana quando a Marilena la balena, chiamata cosi’ per i suoi centodieci kg, ha gridato nel suo romanesco perfetto:” A BALE’… ARIDACCE PINOCCHIO”. Ovviamente era sbronza da far schifo, se no Marilena la balena, che e’ anche un tipo incazzoso, l’avrebbe crepata di mazzate sulle gengive. La gente, comunque, ha riso tanto e tutti i mercoledi alle 18.00 molte di quelle persone vengono al pub, perche’ lo sanno che c’e’ Tonia che beve. In verita’ ci sono anche io, ma nessuno ci fa caso. Se solo sapessero chi e’ veramente questa ragazza con gli occhi da gatto che beve, ride, fa divertire. Se sapessero che, da sobria, sa a malapena distinguere un procione da un cane, che ha la faccia ebete di chi cammina verso il nulla, verso mete non precise (tranne quando viene al pub) che e’ estranea a questo mondo come se venisse da un altro secolo, che ha l’atteggiamento confuso di un alieno a una festa di messicani e lo sguardo di chi sa per certo di essere il tassello di un puzzle del quale, pero’, non conosce l’immagine. Se solo sapessero… Io comunque non dico niente e mi faccio i fatti miei, perche’ non mi piacciono i pettegolezzi e non mi piace offendere le persone, lo trovo di cattivo gusto. Un po’ sono invidiosa di Tonia, quando e’ sbronza, l’ho gia’ detto, ma me lo tengo per me, perche’ sono anche riservata, e poi non riuscirei ad essere cosi’ simpatica neanche se mi scolassi tutto il locale. Una volta ho provato a sbronzarmi per vederne il risultato. Ho vomitato per due giorni e ho avuto l’alito dei cavalieri neri di Mordor per una settimana. Nessuno regge l’alcol come Tonia e, mentre lei ride e io sono un granello di polvere nell’angolo piu’ buio del locale, ecco entrare finalmente Ania. Di lei non sono invidiosa, o forse si’, qualche volta, non lo so… ci devo pensare. Il fatto e’ che Ania e’ troppo allegra. Tutto e’ sempre meraviglioso, bellissimo, positivo. Tutte le emozioni le vive al massimo, anche quelle brutte, ma di quest’ultime non ne ha quasi mai, almeno cosi’ dice. Non beve come Tonia, va be’ neanche gli alcolisti anonimi bevevano cosi’ prima di iscriversi al gruppo, che poi… anonimi un cavolo, io li conosco tutti, sono amici, adoratori, discepoli di Tonia. Ma torniamo ad Ania, beve con parsimonia, ma non per una questione di moderatezza, e’ che vuole sempre avere la lucidita’ di controllare gli eventi. Non si sa mai, fatalista com’e’, potrebbe capitarle qualsiasi cosa che potrebbe cambiare totalmente la sua vita. L’altra settimana c’era tramontana, Ania e’ entrata trafelata nel locale, con gli occhi rossi e lucidi, “ E’ la felicita’ ” ha detto lei, “E’ il freddo” ho risposto io. Era assolutamente convinta che un freddo del genere non poteva che portare qualcosa di caldo e meraviglioso. “Un brodo di pollo?” ho chiesto, ma la risposta mi ha fatto cadere la mascella sul bancone, parlava di un uomo elegante, di gran classe (al pub?) che l’avrebbe notata, abordata e riscaldata tra le coperte nel suo meraviglioso appartamento in centro… e non scherzava affatto. E’ rimasta tutta la sera a guardare la porta, aspettando un Brad Pitt in giacca e cravatta. Peccato che l’uomo meglio vestito fosse un tizio in jeans e maglia a collo alto, basso e grassottello che Tonia ha subito ribattezzato Brad Pig. “Sara’ entrato in un altro locale… Chissenefrega.” ha esordito Ania a fine serata.  “Stara’ aspettando il maestrale…” Ho risposto.  “Beviamoci su…” ha detto Tonia.  Devo dire che un po’ mi piace questo modo di Ania di affrontare le cose. Tutto e’ “Chissenefrega. Domani e’ un altro giorno. Non pensiamoci piu’.” Comunque vadano le cose, a lei sta bene, perche’ se una cosa non va come aveva previsto, vuol dire che qualcosa di piu’ bello deve accadere, e sorride. Ecco, forse questa cosa gliela potrei anche invidiare, ma non ne sono sicura. Quando Aurelio m’ha lasciata, ho cercato di sorridere e ho sparato “Chissenefrega” come se non ci fosse un domani, ma il sorriso era piu’ una paresi facciale e, nonappena mettevo piede in casa, tutti i chissenefrega del mondo si trasformavano in un pianto ininterrotto. Ci avrei potuto riempire un lavandino e farci galleggiare quell’orribile gondola che mia nonna mi ha portato dal suo viaggio a Venezia. Doveva andare cosi’, mi dico ancora ogni tanto, quando ci penso. Aurelio e Zoe, eravamo messi male anche con i nomi, che piu’ merdosi di cosi’ i nostri genitori non li potevano trovare, anche se una volta ho conosciuto una ragazza di nome Salsamella, in onore di sua nonna che mori’ il giorno in cui nacque lei, pero’ a diciotto anni cambio’ nome all’anagrafe. Ora si chiama Sara. E’ un bel nome no? Si e’ sposata e ha avuto due figlie, Abbondanza e Felicita’, che la odieranno per tutta la vita per questa cattiveria inflittagli, pero’ si fanno chiamare Francesca e Federica. Il karma e’ una cosa bestiale. C’e’ da dire poi, di Ania, che tutta questa felicita’ quasi incontrollata, si vede anche dai vestiti che indossa. Non ha un solo capo scuro e non accosta mai i colori. Quello che trova per primo nell’armadio, indossa. Sembra una zingara. Forse non e’ felicita’, ma semplice cattivo gusto che, secondo me, dovrebbe essere riportato sul codice penale dello stato. Una volta si e’ presentata con pantaloni a zampa di elefante a righe gialle, camicia a fiorelloni arancio, fucsia e verde pisello, un enorme cappello a falde larghe e uno scialle a frange rosso e oro. L’ho fissata tutta la sera come si fa con gli stereogrammi, aspettando di vedere all’improvviso un’altra immagine in 3D. Noi tre non ci parliamo molto, ma sappiamo tutto l’una delle altre, e ci piacciamo cosi’ come siamo. Lei, dottore, continua a parlare di schizofrenia e scissione della personalita’ ma, vede, in realta’ credo solo che lei sia invidioso delle mie amiche, perche’ non tutti hanno la fortuna di averne di cosi’ speciali. La maggior parte della gente e’ sola, estranea al resto dell’umanita’. Cammina in fretta, in auto, a piedi, corre dietro al tempo per raggiungere la sera il piu’ presto possibile e chiudersi finalmente in casa davanti la TV, a guardare programmi insulsi che perpetrano l’ignoranza e la miseria. Non sono malata, dottore, e queste sedute sono inutili. Ania crede che il mondo si regga sul fato e pensa agli eventi come a una fortuna, a un’opportunita’, Tonia e’ alcolizzata, sa essere allegra, scaltra, ma un po’ idiota e poco meno che ottusa se e’ sobria, e io che sono un misto di cinismo, invidia e goffaggine le domando… come posso essere tante cose diverse tutte insieme? Oggi e’ mercoledi, sono le 17.30. La nostra seduta e’ finita. Non voglio fare tardi. Le mie amiche mi aspettano. Ah, non ricordo di averglielo accennato ma Tonia portera’ una nuova amica. Da stasera saremo in quattro. Di lei  parleremo al nostro prossimo incontro.”