L’ultimo senso

” Mio amore, mio unico e solo risentimento. Ti scrivo  parole che non so dire, in questa lettera che non spediro’.

Guardo il mondo dall’inferno e tutto sembra ormai distante, cosi’ distante, come se la vita non mi fosse mai appartenuta. Un baco da seta mai trasformatosi, la piu’ piccola tra le Matrioske, una giostra senza bambini. Intrappolata in questa nuova me, osservo la mia vita incupirsi e allungarsi come le ombre, prima di confondersi nella notte.

Le ore sono giorni, i giorni sono anni. Il tempo e’ un milione di vite nelle quali mi trascinero’, inseguendomi.

In questa infinita ricerca, abbraccero’ ancora, e ancora il ricordo di te e di quella meraviglia che era solo nostra, racchiusa in un legame indelebile.

E’ la vita di un’altra quella in cui siamo felici, un film in bianco e nero che nessuno guarda piu’. Soltanto noi.

Ti sento nell’anima e so che mi cerchi ancora. Mi vuoi ancora. Mi ami ancora e ancora mi chiami “Il mio bellissimo fiore “. In questa parte del mondo in cui sono fuggita, sopravvivo nella nostalgia di cio’ che eravamo e nel rimpianto per tutto quello che saremmo stati se solo il mio aspetto non ci avesse maledetti entrambi.

Bellissima, lo ero davvero. Lo ero. Poi ho coperto il mio corpo di stracci e nascosto i capelli. Ho detto addio ai colori sul viso e dato il benvenuto a un silenzio concesso solo al resto del mondo. Ti ho regalato anni fatti solo di noi, e ci ho protetti dalla tua gelosia.

Nascondere ogni avvenenza e’ stato vano.

Ti vedo ancora sulla porta. Ti segue la luce ocra di Ottobre. Le foglie d’autunno coprono il giardino e dalla finestra socchiusa entra odore di terra bagnata. I tuoi occhi severi mi fissano e, di colpo, abbasso i miei per non incrociarli. Il sorriso con cui avevo atteso il tuo ritorno si spegne.

C’e’ nell’aria odore di paura e si confonde con il profumo che ho messo per te.

Sento i tuoi passi attraversare la stanza. Presto mi raggiungerai. Il cuore sta per uscirmi dal petto e velocemente ripercorro la giornata appena trascorsa.

Che cosa ho fatto? Che cosa ho fatto? Ho pulito a fondo la casa, ho fatto la spesa, sono tornata subito qui. Non ho parlato con nessuno. Non ho risposto al telefono. Che cosa ho fatto?

E mentre mi afferri i capelli continuo a chiedermi dove ho sbagliato.

Un ultimo sguardo ai tuoi occhi cosi’ neri, che ho tanto amato, e poi qualcosa di liquido mi cola sul viso. Che stai facendo? E’ acqua? Che cos’e’ questo caldo intenso che mi pervade? Sto bruciando.Dio mio, salvami. Il mio volto e’ un incendio nel bosco e la tua mano e’ una morsa. C’e’ odore di carne bruciata e l’unica cosa a cui riesco a pensare e’ il colore della Corniola. Tra le grida porto le mani sul viso, e anche loro iniziano a bruciare. Non riesco ad aprire gli occhi e le lacrime sono come benzina. Poi cado a terra. Il dolore arriva fino al cuore. Sento il telefono squillare. Un calcio mi arriva nel costato. Perdo i sensi e le tue parole non le sento piu’.

Quello che e’ accaduto dopo non ha avuto importanza per me. L’acido ha cancellato per sempre il mio volto. Quel che resta del tuo bellissimo fiore e’ un paesaggio brullo coperto da un velo nero.

Gli anni sono trascorsi lenti. Il tempo deve essersi fermato quel giorno. Non ho memoria del dopo. Penso a te costantemente. Alla nostra citta’, dall’altra parte dell’Oceano, che un tempo ci ha visti innamorati. Se non avessi avuto questa maledizione, questa colpa di essere bella, saremmo stati felici ? Saremmo invecchiati insieme, passeggiando tra i vicoli mano nella mano, come un tempo?

Quel giorno le nostre anime si sono fuse, legandosi per sempre. Pur volendo dimenticare, sei riflesso nello specchio in cui guardo ogni mattina. Con me. Sei in ogni piega del viso. Sei in quest’occhio, chiuso per sempre. Sei sulle labbra mangiate. Sei tra le dita bruciate. Sei la mia cicatrice piu’ grande, sul cuore.

La mia bellezza mi ha portata all’inferno, e in questo lento morire, tra i sentimenti superstiti, l’unico senso che affiora non e’ l’amore, ne’ l’odio, ma l’appartenenza. Quella profonda e netta sensazione che tu sia la parte mancante che integra la mia esistenza. Quell’indicibile sensazione di essere incastrata nella tua vita e di essere parte ostinata di quel ” noi ” che abbiamo creduto di poter essere. Nel dolore del nostro vivere insieme, non ho trovato il coraggio di sentirmi colpevole nel modo giusto, Non lo ero. La mia sola imprudenza e’ stata quella di essere bella.

In questa sindrome spaventosa, nonostante tutto, non saro’ di nessuno. Neanche mia.

Per sempre. Tua “.

Prossima uscita FusibiliaLibri, “Sono bella, ma non è colpa mia”

 

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13 thoughts on “L’ultimo senso

  1. Sabry
    sono cotento che non poni domande ……… non sono molto bravo per le risposte.
    IL tempo un grande enigma ……… almeno per me, io sono motiossimo ignorante 🙂

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