Retrogusto amaro

Poi a Martina il mare neanche piace. Ha paura dell’acqua e non riesce a star ferma sull’asciugamano. Si gira in continuazione, come quando la sera e’ a letto e cerca una posizione anche per un’ora, e il telo si riempie di sabbia. – Sa’ di asfalto e terra secca, questa giornata. Stiamo a casa. Non ci divertiremo. Lo so. Io certe cose le sento. – Valeria la guarda e alza gli occhi al cielo: – Ma che vuoi che accada? La tua e’ solo pigrizia. Staremo bene, e poi ormai e’ tutto pronto e i bambini sono in macchina che aspettano.- Martina, in macchina, la musica l’ascolta sempre a tutto volume, ma Valeria parla, e parla, e parla e per essere certa di essere ascoltata abbassa un po’ il volume ogni due curve. Poi ha questa cosa che quando parla decelera. Se e’ concentrata a parlare, non puo’ esserlo anche al volante. Scherziamo? Se le scappa un pensiero su Francesco e la sua nuova compagna, le scappa anche il piede sull’acceleratore e sono tutti morti. Cosi’ si evita la musica e i discorsi su Francesco, e il lungomare si trasforma in una traversata atlantica. Il parcheggio e’ un incubo e Valeria, che ha una fede tutta sua, comincia a tirar giu’ tutti i Santi. Il primo e’ San Francesco, ma Martina fa’ finta di non capire e guarda fuori dal finestrino. – Ascolta, poiche’ non c’e’ un posto manco a pagare, scendi con i bambini e aspettami alla spiaggia -.  Martina neanche la conosce la zona, ma i bambini si scocciano pure loro a sentire i nomi dei Santi, e sono tutti contenti dell’idea di Valeria.  – Ragazzi’ state buoni che a me il mare gia’ fa schifo. Scendiamo con calma e tenetemi la mano che dobbiamo attraversare -.  Nella bocca, Martina, ha ancora quel sapore d’asfalto. Un amaro inconfondibile che sente ogni volta come annuncio di qualcosa di spiacevole.  – Sono gia’ le 11.00. Senti che caldo. Ha ragione Carlo a non voler mai venire a quest’ora al mare –  Pensa a lui, Martina, e le spunta un sorriso quasi di compassione a immaginarselo da solo in ufficio. Quanto la ama. Lui glielo dice sempre e lei non puo’ fare a meno di credergli. Quanto lo ama. Lei glielo dice poco, ma lui lo sa, per questo vuole sposarla. Saranno felici insieme e lei non sogna che quel giorno.  – Il gelato, il gelato, vogliamo il gelato –  I bambini attaccano le sirene e Martina sente una fitta all’occhio destro che preannuncia l’emicrania.  – NIENTE GELATO, ANDIAMO VIA – La voce di Valeria arriva come un temporale estivo. – Ma mica sarai scema? –  Martina e’ incredula  – Ho detto andiamo via. Questo posto non mi piace. C’e’ caos e poi ho dimenticato una cosa a casa –  – Che cosa? –  Valeria tergiversa, dice cose strane e non trova un oggetto per cui valgalapena di intraprendere una traversataatlantica a ritroso.  – Mi stai seccando ora, che hai? –   – Senti Martina, forse non dovrei dirtelo, dovrei farmi i cazzi miei e sperare che tu non te ne accorga…o meglio ancora che tu lo faccia, ma non ci sara’ modo per nascondertelo cosi’ te lo dico e basta –  Martina e’ quasi spaventata, non sa che pensare. Che e’ accaduto dal parcheggio a qui?  – Dai spara, che e’ successo? –  – Guarda alla tua destra. Guarda bene le persone che sono piu’ vicine a noi –  Martina si gira. Non vede niente di strano. Gente in costume che prende il sole. Una famiglia di ciccioni, due bambini che fanno una buca, una bionda insieme a Carlo e un vecchio con un cappello panama. Silenzio. Non c’e’ piu’ un rumore sulla spiaggia. La famiglia di ciccioni si agita. Litigano per qualcosa. Le bocche si aprono e non ne esce un suono. E’ un film muto a colori. Il tempo si ferma. Poi il temporale estivo arriva davvero, dopo una frazione di secondi, nel cuore di Martina. Una bionda insieme a Carlo. Un dolore acuto al centro del petto. Un’implosione nella testa e l’emicrania e’ partita. E’ un dolore fisico, un pensiero che affoga, un ricordo e due parole. Galleggiano bugie e un pezzo d’anima va via per non fare piu’ ritorno. Lo sente uscire dal corpo, quel pezzo, e non sa come trattenerlo. E insieme all’anima se ne escono i sogni di gloria e un velo da sposa, bomboniere, cotillon ed e’ subito sera. Il mondo si sgretola e fa’ una duna sulle scarpe. Martina guarda la duna e si pensa li’ sotto. – Uccidimi adesso –  E’ un filo di voce senza tonalita’. Una macchina ingolfata, un ciliegio senza frutti. In quest’apparente immobilita’ del mondo…Uccidimi adesso.  – Mamma, Martina piange. Mi compri un gelato ? –  Giovannino strattona il pareo di Valeria e quello viene giu’ subito. Ha belle gambe, Valeria, e la gente si gira a guardarla.  – Tesoro, ho dimenticato una cosa a casa. Ora andiamo via e poi mamma te lo compra al parco –  Ha la voce seria mentre parla. Sembra grave. Giovannino fa’ una lagna breve, poi annuisce e torna dagli altri. – Restiamo. Ormai siamo qui. Mi ucciderai piu’ tardi, a casa –  Martina guarda Valeria e accenna un sorriso, alza le spalle ed esclama ” Chissenefrega “, come fa’ ogni volta per non dare a vedere che un treno l’ha investita e ridotta in brandelli. Negli atteggiamenti senza senso Martina costruisce le sue trincee. Valeria lo sa e non la contraddice. Si sta difendendo, prende una posizione e rifugge l’immagine di casa e del letto nel quale vorrebbe buttarsi a piangere. In tutto il tempo che rimangono al mare, Martina non si gira mai a guardare Carlo. Come se quella parte di spiaggia non esistesse. Poi il telefonino vibra. E’ un messaggio. ” Amore, oggi esco prima dall’ufficio. Passi da me stasera? ti amo “. Sono quasi le 4. Passera’ da lui stasera? Non e’ il momento di decidere. Rimandera’ a piu’ tardi. Ora sa chi e’. Ora sa che e’ giusto non fidarsi di nessuno. I bambini giocano a riva. Valeria guarda Martina. Lei si volta un attimo a guardare e li vede andar via.  – Mi piace l’odore della crema solare sulla pelle –  Esclama.  Con eleganza prende la settimana enigmistica e ridacchia sulle vignette. Valeria continua a guardarla. Poi infila gli occhiali da sole e alza la testa al cielo. Si sistema bene sul lettino e rilascia le braccia. All’unisono, roba che a mettersi d’accordo non verrebbe cosi’ bene, esclamano ” Sa’ di asfalto e terra secca…”

( Sabrina S. )

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