Hep-burn si muove

Era un quadro da magazzino. Una cosa dozzinale. Una figura da pub e parrucchieri. Roba per adolescenti o donnine senza personalita’. ” Una sciapata “, avrebbe detto sua madre. ” Una burinata ” avrebbe detto Daniele, guardando lei e il quadro in un’espressione di boriosa sorpresa. ” Mica vorrai appendere quella cosa in casa nostra ? “. Disse

” Lu si’ vistu lu quadro di Tiffany, che classe ? “. Avrebbe aggiunto poi, scimmiottando accenti ciociari.

Tina cammina verso casa. Non c’e’ piu’ niente che possa toglierle il pensiero di essere una donna senza gusto. Ha passato cosi’ tanti anni a sentirselo dire, che ora ne e’ convinta. Eppure ogni sera, tornando a piedi dall’ufficio, guarda la vetrina di Serafini. Non si capisce bene che cosa venda. C’e’ di tutto. Dai detersivi ai carillon, dai reggiseni del primo dopoguerra agli infradito per  il mare, dai bigodini di plastica ( che, abbinati ai reggiseni, esaudiscono il sogno di ogni donna di avere un aspetto vintage ) ai mestoli, agli assorbenti, agli sturalavandini. Gli sturalavandini ce li ha sempre in avanzo, pero’. Non glieli compra nessuno per non dar modo al vecchio Seraf ( cosi’ lo chiamano in paese ) di fare allusioni sconvenienti. Ha quasi settant’anni ormai. ” E’ un povero rincoglionito, che gli vuoi dire? Non sa neanche quello che dice”. Questo si dice in giro. Pero’ due giorni fa, alla signora Terenzi del quarto piano, che era andata da lui a comprare uno di quei cosi, perche’ e’ nuova in zona…e nessuno l’aveva ancora avvertita,  aveva detto chiaramente ” SE NON LA SODDISFA IL MANICO, CE L’HO IO UN BELLO STURONE QUI. JE LA DO IO SIGNO’…’NA STURATA A QUER VECCHIO LAVANDINO DECREPITO”. Tina, che passava di li’ proprio in quel momento, rimase basita, ma giusto il tempo per realizzare. Poi rise per tre giorni e organizzo’ una cena con gli amici. Anche loro risero per tre giorni.

Tra tutte le cianfrusaglie della bottega, compresi i giocattoli Made in China altamente selezionati da Seraf in persona, spunta un quadro. Quel quadro. Quello che  “…No, assolutamente non lo comprerei mai, caro “.

E’ uno sputtanatissimo ritratto di Audry Hepburn che fuma da un cannello ( LA PAROLA BOCCHINO E’ BANDITA DAL PAESE, A CAUSA DI SERAF). Lo guarda da mesi. Da quando e’ sola. Daniele se n’e’ andato. Sua madre non esce quasi piu’. Le ossa fanno troppo male. E’ l’artrosi. Se lo appendesse in casa, nessuno direbbe niente.

” Ma insomma, lo compri o no  ‘sto quadro col bocchino? “. ( BOCCHINOO..BOCCHINO…bocchino…hino ) Un’eco.

Cristo, il vecchio Seraf e’ uscito dal negozio. Tina non risponde. E’ panico. Immagina in un attimo una possibile conversazione con lui: ” Eh..si..mi piace molto, ma costa un po’ troppo ” – ” ..E lo so, anche a me me piaceno li bocchini, ma costeno troppo “.

Cristo non c’e’ mai quando serve !!!

Poi ripensa alla signora Terenzi del quarto piano che, acida e sconvolta, rispose: ” GLIELO VADA A STURARE A QUELLA POVERETTA DI SUA MOGLIE, CHE CHISSA’ DA QUANTO TEMPO NON VEDE UN MANICO DECENTE “.

( I tre giorni piu’ belli della sua vita )

” Ti vedo tutti i giorni davanti la mia vetrina. Lo guardi per un po’, e poi te ne vai. Oggi ti aspettavo. Hai fatto tardi. Sarai stanca “.

L’accento romanesco di Seraf e’ scomparso. Lo sguardo e’ scevro di malizia e il tono e’ dolce e confidenziale. Ma che e’ successo? Tina lo guarda fissa. Gi occhi verdi  sembrano enormi, spalancati su quelli di lui, chiusi dagli anni.

– Si fanno piccoli, gli occhi, quando ci si invecchia.- Solo questo riesce a pensare lei.

Poi, timidamente esclama ” Non mi sono accorta dell’ora. Sono uscita dall’ufficio tardissimo”.

Seraf fa una risata e risponde con tono sicuro ” Non conosco nessuno che lavori in un ufficio, e  non si accorga dell’orario di chiusura. Tutti vogliono tornare a casa dalle famiglie”.

” Io non ho nessuno. Non piu’ almeno. Ce l’avevo. Qualcosa e’ andato storto. Eravamo sulla stessa macchina, in viaggio da molto tempo. Tutto era bellissimo, e non avevamo meta. In seguito lui voleva la montagna, io il mare “.

La voce di Tina e’ serena. Non c’e’ ombra di rimpianto. Il tono e’ basso, ma deciso. E’ sicura della scelta che ha preso. Lasciare Daniele e’ stato l’atto piu’ coraggioso, piu’ ponderato, piu’ doloroso e rischioso di tutta la sua vita.

” Visto che sei sola, e lo sono anch’io, ti va di chiacchierare un po’? Andiamo da Marisella, qui vicino. A quest’ora e’ ancora aperto. E’ tempo di novello e ciambelle al mosto. E niente…”.

Quanta insicurezza in quel ” E niente…” finale. Come un treno che deraglia a un passo dalla stazione. Un vecchio spavaldo che muta in un ragazzino al primo appuntamento.

” E chi e’ ‘sta bella regazzetta mo’? ” Marisella ha sessantatre anni, trenta kg in piu’ addosso, e una voce che sembra Louis Armstrong. Sorride e gli va incontro dondolando su vecchi scarponi da uomo. Intruppa a tutti i tavoli, e si lascia dietro una bestemmia per ognuno di loro. Poi afferra il vecchio per un braccio, ammicca un sorriso a Tina e le volta le spalle. Poi, con tono soave, si rivolge a Seraf  ” CHE CAZZO STAI A COMBINA’? “. Un vulcano che erutta.

Seraf si dimena e in un secondo e’ fuori dalla morsa di Marisella.

” E’ mi’ nipote Marise’…nun me sta’ a rompe li cojoni. Stasera nun me va”.

L’accento romanesco e’ tornato, ma Tina afferra la dinamica. La maschera di Seraf e’ quella di un buffone. Scontroso e maleducato. Volgare e attaccabrighe. S’e’ messo addosso una bella corazza. Un carapace..a salvaguardia di una ben piu’ morbida carne.

Il tempo trascorre in un’altra dimensione. Tina e Seraf affogano le loro vittime di mosto nei bicchieri. Marisella continua a intruppare e bestemmiare. A fine serata avra’ le gambe viola, e Dio le orecchie gonfie. L’odore delle botti sta impregnando i vestiti e le confessioni dei due vengono giu’ come i grappoli al tempo della vendemmia.

Un uomo solo. Mille donne e un unico amore.

” Non la conoscevo. L’ho guardata e me ne sono innamorato. Quante donne ho avuto prima di lei…e quante dopo. Eppure, quello che ho provato per lei, non l’avevo provato mai. Mai prima…mai piu’, dopo.

Un amore antico. Nato in un’altra vita. Un carattere impossibile. Testarda come un mulo, ma un fiore delicato. Gelosa e possessiva, ma libera come un uccello. Coraggiosa come un guerriero, ma capricciosa come un bambino. M’ha fatto ridere, e con la stessa intensita’ m’ha fatto piangere. E io l’ho amata, e ancora la amo, per tutte queste ragioni. E’ andata via. Perche’ amavo me piu’ di lei. Perche’ ero rude e orgoglioso. Non una volta ho chiesto scusa per i miei errori. E lei…quante volte le ha aspettate. Quante lacrime ha versato per me. Quante volte l’ho ferita, e lei e’ rimasta. Finche’ un giorno non l’ho piu’ trovata. Quel quadro, era suo. Glielo comprai il giorno in cui se ne ando’. Era il suo compleanno. Non lo vide neanche. Non feci in tempo “.

Seraf e’ un mare di parole e Tina non ha piu’ voglia di affogare vittime. Bagna di vino i racconti del vecchio, e insieme fumano sigarette nazionali che Marisella vende sottobanco.

“Quando Martina se n’e’ andata, mi sono infuriato. Era una stronza. Una matta impossibile. Tanto meglio per me, dicevo. Proprio non poteva funzionare. Finalmente ero libero, pensavo…credevo. Poi l’assenza di lei divenne ogni giorno piu’ ingombrante. Non respiravo senza Martina. Le giornate si facevano inutili. Le notti divennero infinite. Gli orologi sembravano fermi. Non vivevo senza lei. La cercai per mesi. Se n’era andata … per sempre. Misi in vendita il quadro quasi subito. Per rabbia prima, per rassegnazione dopo. In tutti questi anni, nessuno lo ha mai comprato. E’ rimasto in vetrina. Nell’esatto posto in cui lo misi la prima volta. E sono troppo vigliacco, per gettarlo. Ora sono un vecchio, e Audry e’ sempre bellissima. Non ricordo quasi piu’ il volto di Martina, ma guardo il quadro e la vedo…e il mio cuore ancora batte per lei. Quell’immagine in vetrina, e’ il mio carcere. Martina ha incatenato la mia anima a un dipinto. Non saro’ libero, finche’ qualcuno non me lo portera’ via “.

Tina beve. Seraf fuma. Nessuno dei due si aspetta che l’altro dica qualcosa. Ma entrambe pensano alla propria liberta’, legata alla stessa immagine. Tina sarebbe finalmente libera da critiche e pressioni che tanto hanno minato la sua autostima, e la capacita’ e il diritto di scegliere e amare qualcosa di assolutamente dozzinale e sputtanato. Seraf sarebbe libero del ricordo di Martina. Come Dorian Gray nell’atto finale. Un’anima senza piu’ vincoli.

La notte finisce in silenzio, nel fumo di un’ultima sigaretta per due. Marisella non bestemmia piu’. Ferma, quasi addormentata sulla sua mano appoggiata al tavolo, sembra una delle sue botti. Come cani e padroni, che si somigliano dopo un lungo stare insieme.

E’ dinuovo sera. Tina cammina verso casa. Serafini ha l’insegna spenta e lui e’ in piedi, fuori del negozio. Aspetta lei, che gli sorride avvicinandosi. Sono custodi, l’uno dei segreti dell’altra.

” Buona sera Seraf.Hai chiuso prima “.

” Ho lasciato il quadro al portiere del tuo palazzo.Te lo consegnera’ appena arriverai a casa “. Risponde lui di getto.

” Me lo pagherai con una serata da Marisella “.

Tina sorride. Accetta. E’ entusiasta. Emozionata. L’affare del secolo. Vino, ciambelle al mosto e nazionali….in cambio della liberta’.

La signora Renzi del quarto piano, passa in quel momento e nota lo scambio di sorrisi tra i due.

Seraf la guarda e con una mano sul pacco esclama:

”  SIGNO’, ALLORA? J’A DAMO ‘NA STURATA A ‘STO LAVANDINO”?

( Sabrina S. )

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